Attaccò Monti che rifiutò le Olimpiadi. Ma ora Giorgia ce lo fa rimpiangere

L'ex premier Monti ritirò Roma dalla corsa per le Olimpiadi del 2020. Adesso Meloni apre quelle del 2026 con una figuraccia.

Attaccò Monti che rifiutò le Olimpiadi. Ma ora Giorgia ce lo fa rimpiangere

Forse aveva ragione l’ex presidente del Consiglio Mario Monti quando nel 2012 spiegava che per organizzare le Olimpiadi (in quel caso si parlava di un’ipotetica candidatura di Roma per il 2020) “non si possono correre rischi” e bisogna essere consapevoli che si tratta di “un’operazione che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti”. In quell’occasione l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ebbe dubbi nel sottoscrivere l’appello di 60 sportivi dichiarando che Roma 2020 avrebbe potuto “rappresentare per l’Italia una grande opportunità di rilancio, di sviluppo e di crescita, che dobbiamo cogliere per guardare al futuro con rinnovata fiducia”.

L’ex premier Monti ritirò Roma dalla corsa per le Olimpiadi del 2020. Adesso Meloni apre quelle del 2026 con una figuraccia

Undici anni dopo la figuraccia è completa: le gare di bob, slittino, skeleton e parabob dei Giochi olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026 non si svolgeranno a Cortina come inizialmente previsto dal masterplan della candidatura nel 2019 ma si dovrà andare in Svizzera, a St Moriz. Giovanni Malagò, presidente del Coni, nonché membro Cio e presidente della Fondazione Milano-Cortina, ha precisato che “a questo proposito, è importante ricordare che una decisione come questa avrà conseguenze sul budget del Comitato Organizzatore e sull’intera operazione”.

Saltata la gara d’appalto per la costruzione di la pista da bob a Cortina

Il futuro è fosco. Saltata la gara d’appalto per la costruzione di un pista in Italia il governo avrebbe dovuto mettere un’altra cinquantina di milioni sperando che il bando non andasse deserto di nuovo. A questo si aggiunge l’enorme ritardo accumulato sull’organizzazione (fino a poche ore fa negato praticamente da quasi tutti i componenti del comitato organizzatore) e le proteste delle associazioni ambientaliste.

Il 14 febbraio del 2012, Meloni stava nella comoda posizione dell’opposizione. Da ex ministro della gioventù fu durissima con la scelta di Monti: “Il no alla candidatura di Roma ai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2020, é un danno considerevole all’immagine della nostra Nazione nel mondo, in termini di credibilità, solidità e coesione”, disse. E aggiunse: “Mi domando come sia possibile chiedere a un qualsiasi investitore internazionale di credere nell’Italia se un governo chiamato a rilanciare la nostra economia decide di bloccare una candidatura forte, autorevole e condivisa da tutte le Istituzioni”. “I Giochi – spiegava Meloni – avrebbero rappresentato una grande occasione di crescita e sviluppo economico, per guardare al futuro con ottimismo. L’Italia ha perso oggi un’irripetibile opportunità”.

Dall’opposizione la leader FdI firmò l’appello di 60 atleti contro la decisione di Palazzo Chigi. Oggi invece tace

Oggi i ruoli si sono invertiti. Ad accusare Meloni con parole non dissimili è la leggenda dello slittino azzurro con sei medaglie consecutive ai Giochi Olimpici tra Lillehammer 1994 e Sochi 2014, Armin Zoeggeler, che ai microfono di La Presse parla di “una delusione e un’occasione persa, l’Italia rischia adesso in tutte e tre le discipline. Se non abbiamo una pista in futuro è difficile immaginare di tenere il passo della concorrenza”. “Le medaglie noi le vogliamo, – spiega Zoeggeler – anche la federazione e anche il Coni. Tutti vogliamo le medaglie, ma non vogliamo una pista. È una follia”.

È l’ennesima dimostrazione di come la presidente del Consiglio e il suo governo non riescano a dare seguito alle promesse e alle rivendicazioni sbandierate quando si trovavano dall’altra parte della barricata, sempre pronti a rintuzzare i governi degli altri. Chissà se oggi Meloni firmerebbe un appello contro sé stessa. A pensarci bene almeno sarebbe coerente.