“Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura, ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato a Ranucci”. Con queste parole ieri pomeriggio l’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, ha riassunto ai cronisti l’esito di oltre cinque ore di interrogatorio di garanzia davanti al gip, nel carcere romano di Rebibbia dove l’imprenditore è detenuto da lunedì scorso.
Una confessione integrale, che chiude – almeno sul piano della responsabilità – il nodo principale dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo compiuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia.
Lavitola confessa: un attentato per tutelare Ranucci…
A sorprendere, però, è la motivazione fornita da Lavitola ai magistrati. Secondo quanto riferito dal legale, l’imprenditore avrebbe agito “per tutelare l’incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi e pericolosi tentativi di aggredirlo” e per fargli “innalzare il livello di protezione”.
Una versione paradossale, che trasforma l’attentato in una sorta di manovra per costringere le istituzioni a rafforzare la scorta del giornalista: “Siccome gli attentatori, a modo di vedere di Lavitola, erano pericolosissimi, lui l’ha fatto perché poi in effetti, dopo l’attentato, la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti, che hanno fatto protezione a ferro di cavallo”.
Il legale: “Nessun movente politico”
Cola ha anche escluso qualsiasi movente politico dietro il gesto, pur ammettendo che l’episodio, “non per volontà di Lavitola”, avrebbe finito per aumentare la popolarità del conduttore di Report. Sulla domanda più delicata, quella se Ranucci fosse in qualche modo consapevole di ciò che Lavitola stava organizzando, il difensore ha scelto la linea del silenzio: “Non commento questo aspetto, non posso rispondere”.
Mentre la vicenda giudiziaria compie questo passaggio decisivo, dentro la Rai proseguono le riunioni del Comitato etico chiamato a esprimersi sul caso e sulla futura conduzione di Report. A breve è attesa la relazione che il Comitato invierà all’Ad Rai Giampaolo Rossi per le sue valutazioni.
Appendino in campo a difesa di Report
Sul fronte politico, la giornata porta con sé anche prese di posizione nette a sostegno di Ranucci. La deputata M5S Chiara Appendino rivendica il valore del giornalismo d’inchiesta di Report: “Un programma che ha fatto inchiesta sui poteri forti, sulla destra, sulla sinistra – e sì, anche su me quando ero sindaca – non è un programma di parte. È un programma libero. E il giornalismo libero si difende soprattutto quando dà fastidio”.
Appendino ricorda che le carte dell’inchiesta dicono “nero su bianco che la vittima è lui, che non sapeva nulla“, e accusa la destra di voler “punire chi ha subìto l’attentato cercando di rendere la vittima il colpevole”. La conclusione è netta: “Le inchieste non si spengono. Si difendono”.
Floridia: “Ranucci vittimizzato tre volte”
Ma è l’intervento della senatrice M5S Barbara Floridia, presidente dimissionaria della commissione di Vigilanza Rai, a colpire per la sua intensità. In un video pubblicato su Instagram, Floridia descrive la vicenda come qualcosa che “ha dell’inverosimile“: “Sigfrido Ranucci è stato vittima, per fortuna illesa, di un attentato. È stato vittima di una manipolazione, di una conoscenza con Lavitola che si è rivelata terribile”.
La senatrice ricostruisce tre livelli di vittimizzazione: “Vittima due volte, la prima perché ha rischiato la vita, la seconda perché sotto macchinazione di una persona che conosceva. E secondo me vittima tre volte, perché adesso è vittima della Rai che sta cercando in tutti i modi – ma questo la destra lo voleva da tempo, dai tempi della carota e del cognac di Gasparri – di farlo fuori dalla conduzione di Report“.
“Perché sospendere la vittima dalla conduzione di Report?” chiede l’ex presidente della Vigilanza
Floridia si chiede quale possa essere la reale motivazione per sospendere Ranucci, ricordando come il Comitato etico si trovi ora a valutare un caso in cui dalle chat “non risulta nulla” a suo carico, mentre in passato il Cda è rimasto silente di fronte a intere redazioni che avevano preso le distanze dai propri direttori di nomina politica: “Un giornalista d’inchiesta che porta alla Rai ascolti incredibili è vittima di un attentato, è vittima di una manipolazione, dalle chat non risulta nulla, e noi lo sospendiamo?”.
L’affondo finale è rivolto alla maggioranza e in particolare a Matteo Salvini, che secondo la senatrice “parla di tutto tranne che dei treni” e commenta la vicenda “dopo aver scudato Delmastro e le chat, quelle non le abbiamo viste, le chat di Delmastro con un prestanome della mafia”. La chiosa di Floridia riassume il senso politico dell’intera vicenda: “Non so se è una commedia o una tragedia, questo sa tanto veramente, mi convinco sempre di più, di tragedia culturale e del nostro Paese”.