Attivisti M5S al voto sullo Statuto. Ma sulla giustizia decide Conte. Così si è evitato il rischio che la riforma venisse bocciata. Tra gli eletti però la decisione del leader fa discutere

M5S Toninelli
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Vista la coincidenza temporale è praticamente impossibile non farci caso. Nelle stesse ore in cui gli attivisti sono chiamati a votare sulla nuova piattaforma SkyVote lo stato del Movimento cinque stelle versione “2.0”., i parlamentari pentastellati danno il loro lasciapassare alla riforma della giustizia della ministra Marta Cartabia (leggi l’articolo). Nessun passaggio c’è stato con gli attivisti che, invece, vengono chiamati alle armi per votare uno statuto dall’esito più che scontato.

“Il dubbio – vocifera qualcuno – è che gli attivisti sono diventati uno strumento per legittimare cambiamenti dall’esito scontato. Quando invece ci sono temi divisivi come quello della giustizia, chi decide si guarda bene dal coinvolgere la base. Altro che democrazia diretta…”. Dubbi legittimi, tanto più se a parlare è proprio un parlamentare (che per evidenti ragioni preferisce restare anonimo) in quota Cinque stelle.

Ed è proprio da questo scenario che in tanti nelle ultime ore si stanno chiedendo cosa sarebbe accaduto se il Movimento avesse sfruttato la votazione sul nuovo statuto per chiedere ai suoi attivisti un parere anche sulla riforma Cartabia: “L’abbiamo fatto per autorizzare il Conte1, l’abbiamo ripetuto per il Conte1… mi chiedo perché ora non sia stato fatto: paura di perdere?”, si chiede ancora il parlamentare. Ed è difficile non vedere nella decisione del canonico “due pesi e due misure” proprio il timore di Conte di perdere la sua prima battaglia da leader pentastellato. Tanto più che i malumori, ben dissimulati dinanzi alle telecamere, serpeggiano abbondanti anche tra i parlamentari.

Non sono pochi i pentastellati che hanno promesso sì di votare la fiducia, ma non hanno risparmiato critiche al testo dinanzi al quale – di fatto – si tureranno il naso. “È un voto che certamente mi vede contrario nel complesso del provvedimento, ma non metto in discussione il mio sostegno al governo”, ha detto Alessandro Melicchio. “Voterà la fiducia, ribadendo che questa non è la nostra riforma”, ha ribattuto Giulia Sarti. “La riforma non mi piace ma voterò la fiducia”, è dunque un pò il mantra che unisce i “duri e puri” che, solo poche ore fa, hanno disertato il voto sulle pregiudiziali in Aula (ben 40).

Del resto il leader in pectore Giuseppe Conte è stato chiaro (leggi l’articolo): si discute, ci si confronta ma poi serve una sintesi a cui tutti gli eletti devono attenersi. La compattezza del gruppo parlamentare, per Conte, è un elemento fondamentale da cui partire, anche per le prossime battaglie a cominciare dal reddito di cittadinanza che, ha spiegato ieri a La Stampa – “non si tocca”.

CORSI E RICORSI. Eppure più di qualcuno resterà senz’altro scontento dinanzi a questa manovra di forza da parte di Conte. A dirlo chiaramente, tra i tanti, era stato Danilo Toninelli (nella foto): “È naturale ma anche doveroso da ogni punto di vista che, per continuare ad appoggiare un governo nei cui confronti è venuto meno un presupposto essenziale, si torni a consultare gli iscritti con un voto chiaro e preciso su ciò che oggi è diventata la cosiddetta riforma della ministra Cartabia”.

Parole evidentemente non seguite dai fatti. Agli iscritti, dunque, non resta che esprimere la propria opinione sul nuovo statuto. La consultazione terminerà domani alle 22,00. Nel merito, a Conte serve la maggioranza degli aventi diritti al voto più uno per evitare il secondo turno il 5-6 agosto. Sfida ardua, sebbene sia resa più praticabile dall’esclusione, dalla votazione, dei cosiddetti iscritti “dormienti”, ovvero di coloro che, nei 15 mesi precedenti al 4 giugno scorso, non hanno mai effettuato un login alla vecchia piattaforma, ovvero a Rousseau.

In teoria, quindi, a Conte basterebbero poco più di 50mila sì per incassare il nuovo Statuto al primo turno. Alle ore 12.30, spiegava in mattinata Vito Crimi, oltre 12mila iscritti avevano votato. In tanti tra i big, da Stefano Buffagni a Paola Taverna fino a Lucia Azzolina, hanno già annunciato il loro sì. Ma la partenza di Conte non sarà in discesa. C’è chi ancora teme un Movimento troppo verticistico.

“La democrazia diretta è un pilastro fondamentale di tutto il Movimento. Anzi, in futuro dovremo lavorare di più e meglio per rafforzarla”, osserva ancora Toninelli che due giorni fa, in congiunta, aveva avallato l’opportunità di far votare anche il testo Cartabia sulla Rete. Ipotesi scartata. “Non si può coinvolgere la base”, spiega qualcuno. “Prima l’avremmo fatto…”, ribatte qualcun altro.

Leggi anche: Fiducia nella notte alla Camera. Oggi il via libera al ddl Cartabia è ormai scontato. Sulla giustizia cresce però il disagio tra gli ortodossi del M5S.