Autonomie, la smemorata Stefani fa la dura coi Cinque Stelle. Il ministro accusa i grillini di slealtà. Ma dimentica i dietrofront leghisti

dalla Redazione
Politica

Che sia uno dei terreni di maggiore scontro all’interno della maggioranza, è fuor di dubbio. Proprio ieri Luigi Di Maio è tornato a mettere i puntini sulle fatidiche “i” in merito alle Autonomie: “La legge va fatta ma nella misura in cui non danneggia le altre Regioni. Quindi un’autonomia che ci permetta di fare i livelli essenziali di prestazione, il fondo di perequazione, l’investimento straordinario sul Sud. Stiamo scrivendo una nuova Autonomia, un’Autonomia migliore. Le risorse devono essere ripartite equamente in tutta Italia”. Nel pomeriggio, però, a intervenire nella discussione è stata il ministro agli Affari regionali, Erika Stefani: “Non capisco di quale nuovo testo sulle autonomie parli il capo del M5S e mi chiedo dove fosse alle ultime riunioni. Dopo un anno di discussioni mi auguro che nessuno voglia rimangiarsi slealmente la parola e l’impegno”.

Parole che suonano singolari considerando che il Movimento è stato sempre critico sull’impostazione legislativa delle Autonomie. Dunque regge poco l’accusa di slealtà. Chi, invece, ha più volte cambiato idea, contravvenendo agli impegni del contratto di Governo, è stata la Lega. Così è stato, ad esempio, su Radio Radicale e sullo stop ai finanziamenti di Stato. E così è stato anche sull’Alta velocità Torino-Lione, vicenda sulla quale il Carroccio, in realtà, non ha mai voluto ridiscutere i termini del progetto. Irritati anche i governatori del Nord, che già erano sul piede di guerra. A replicare a Di Maio Luca Zaia: “Sono i suoi no che danneggiano il Sud”.