Autostrade all’ultimo casello. Sulla revoca non si torna indietro. L’azienda propone un accordo ma il Governo dice no. Buffagni: “La società dei Benetton è inaffidabile”

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Sembra sempre più vicina la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Dopo la promessa di triplicare gli investimenti per evitare che “l’azienda vada in default”, ribadita dall’ad Roberto Tomasi in un’intervista su La Repubblica, per giunta all’indomani della presentazione del nuovo piano industriale, è arrivato l’altolà dal Governo. Prima è stata la volta del ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, che ha tagliato corto spiegando che “la revoca è la conseguenza dei 43 morti nel crollo del ponte Morandi” mentre dopo qualche ora, a rispondere all’amministratore della società della famiglia Benetton, è stato il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni (nella foto), che è stato addirittura più netto. In relazione alla richiesta di pace da parte dell’ad Tomasi, il pentastellato ci è andato giù duro: “Mi sembra che si voglia vendere come un favore una cosa che dovrebbe essere la normalità. Ci vengono ad annunciare che faranno un grande piano di investimenti e di manutenzione che già dovevano fare. Sono ancora più arrabbiato ogni volta che leggo queste interviste perché il governo non si fa ricattare, fa schifo questo modo di porsi”.

Un giudizio senza peli sulla lingua che il viceministro, a precisa domanda dei cronisti sull’ipotesi della revoca della concessione, ha voluto ulteriormente spiegare: “Io credo che una società gestita dai Benetton sia inaffidabile” perché “basta andarsi a rileggere le dichiarazioni che hanno fatto anzi che non hanno fatto appena è crollato il ponte, le feste che hanno fatto ad agosto dopo i 43 morti come se nulla fosse successo, le uscite sui giornali cercando di passare da vittime senza sostanzialmente mai fare nessuna azione” oltre al fatto che “hanno tenuto per un anno e mezzo l’amministratore delegato e gli hanno dato una buonuscita da 13 milioni”.

ESECUTIVO COMPATTO. Fatta eccezione per il solo Matteo Renzi che continua a difendere Aspi predicando prudenza e spiegando che per l’eventuale revoca “servono solide basi giuridiche”, nella maggioranza tutti si stanno accodando alla linea grillina. Un’unità d’intenti che, se ce ne fosse ancora bisogno, è stata ribadita ancora ieri dal ministro dem alle Infrastrutture e ai Trasporti, Paola De Micheli, che ha spiegato: “La decisione del governo viene presa sulla base di una serie di parametri che riguardano il passato e su garanzie organizzative per il futuro. Quindi, noi dobbiamo decidere su cose che sono già accadute”. Poi, parlando del nuovo piano presentato da Aspi, ha tagliato corto: “Non l’ho letto e non mi è stato inviato quindi non so di preciso che cosa preveda ma vedrete che la cosa più importante che emergerà dalla nostra decisione sarà la serietà con la quale la prenderemo e la serietà delle conseguenze di quella decisione”.