Aveva svelato il matrimonio show a Nicotera del figlio del boss. E ora spunta la raccolta firme contro Enza Dell’Acqua, giornalista antimafia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La notizia fece scalpore tanto da meritare le cronache nazionali: era il 16 settembre scorso quando Antonino Gallone e la sua sposa arrivavano nella piazza principale di Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, a bordo di un elicottero (atterrando peraltro sulla bella e storica “rosa dei venti”). Per l’occasione le vie del centro furono chiuse per dare sfarzo a quell’iniziativa che qualche giorno dopo portò il sindaco Franco Pagano alle dimissioni. Poco tempo dopo il Governo sciolse per infiltrazioni mafiose l’amministrazione comunale. Per la terza volta in 15 anni. Un atto inevitabile dato che, tra le altre cose, quell’Antonino Gallone è il nipote del boss locale. D’altronde, come si scrisse in quei giorni, Gallone è un operaio: come avrà fatto a noleggiare un elicottero e ad ottenere i permessi per atterrare in paese. E soprattutto: chi glieli ha concessi? Domande che, si spera, avranno un giorno una risposta dato che, nel frattempo, è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Vibo Valentia.

Nel frattempo, però, la cronista che per prima si è recata sul posto, raccontando quanto si presentava dinanzi ai suoi occhi è stata bersagliata, minacciata e ora fatta oggetto anche di una petizione con la quale qualcuno spera di non farle più scrivere nemmeno un articolo. Questa è la storia assurda che sta vivendo Enza Dell’Acqua, giornalista de Il Quotidiano del Sud, che da anni ormai si occupa di Nicotera e di tematiche delicate e che spesso toccano personalità scomode della piccola realtà locale calabrese. Una vicenda tanto surreale, quanto veritiera.

Enza Dell'AcquaLa “raccolta firme” – Un gruppo di cittadini locali, infatti, riunitisi dietro l’associazione “Movimento 14 luglio”, sta facendo circolare una petizione – che La Notizia ha visionato – tra i locali commerciali di Nicotera in cui si accusa la Dell’Acqua di “diffamazioni”, di “reiterato tiro all’uomo”. L’ultima goccia – è il caso di dirlo – sarebbe una “scorretta informazione” su temi importanti come quello del servizio idrico del comune, di cui peraltro le Dell’Acqua si occupa da tempo e con estrema puntualità. Addirittura, secondo i membri dell’associazione, degli articoli della Dell’Acqua gli stessi attivisti verrebbero “ad emergere come veri e propri obiettivi mobili esposti ad eventuali rappresaglie”. Insomma, la giornalista antimafia, secondo quanto scritto nella petizione, metterebbe a repentaglio la vita di diverse persone visto il suo “killeraggio giornalistico”.

Quel che pare, tuttavia, è che il documento abbia l’amaro sapore di delegittimazione cui si vorrebbe condannare la Dell’Acqua. Caso strano, come la stessa cronista racconta, tutto nasce dopo il suo “scoop” sull’elicottero a Nicotera. Nel memoriale allegato alla denuncia formulata dalla giornalista nella quale si legge anche che la Dell’Acqua “riferisce di temere per la propria incolumità e per quella dei propri cari”, sono raccontati fatti e testimonianze che non lasciano scanso ad equivoci. Un mix di minacce, insulti, falsità messe in giro da diverse persone (“Ncia stuppamu a ucca prima o poi“, “ce la tappiamo la bocca prima o poi”, si legge in una conversazione finita agli atti), alcune delle quali riconducibili, a leggere gli atti, a persone legate alla criminalità organizzata. A cominciare dai parenti stretti del boss Luni, detto u ngegneri, tuttora irreperibile. Il tutto nel silenzio più omertoso che si possa immaginare. Insomma, dopo il “caso Nicotera”, racconta la cronista, “sono cominciati i miei problemi. Divenni bersaglio di ogni sorta di insulto, da parte di più soggetti. Gli attacchi si potevano definire ‘trasversali’, nel senso che avvenivano da persone di varia estrazione sociale e culturale. Anche in questo caso, la parte cosiddetta ‘sana’ della società tacque, compresa la Chiesa locale”.

Solo l’ultimo episodio – Ma questo è solo l’ultimo di una seria di episodi che raccontano il clima teso di cui è vittima la giornalista nella “sua” Nicotera. Era marzo 2015 quando l’ex assessore comunale Salvatore Cavallaro si rivolgeva alla cronista dicendole: “Non ti permettere più di parlare di me su Facebook o vengo a trovarti a casa”. Quando la giornalista chiese se si trattasse di una minaccia, l’assessore rispose che era solo “un consiglio”. In quell’occasione anche la politica locale, regionale e nazionale tacque. Ad eccezione dei parlamentari calabresi del Movimento 5 Stelle che hanno espresso vicinanza “a Enza Dell’Acqua e a tutti i giornalisti che con coraggio raccontano i fatti del territorio resistendo a ogni forma di pressione o avvertimento. Torneremo ad affrontare in parlamento il tema della libertà di stampa in Calabria, perché i giornalisti di questa terra non si sentano mai soli o abbandonati”. Senza dimenticare quanto accaduto nel maggio scorso, quando la cronista è stata costretta a presentare una denuncia-querela nei confronti del Sindaco e di una assessora comunale ritenendo di essere l’obiettivo di una intemerata che era stata fatta in Consiglio comunale dal primo cittadino, e di una serie di considerazioni offensive che su un social network erano state vergate dalla delegata alla Cultura.

Tw: @CarmineGazzanni