Base in rivolta e sondaggi a picco. L’autogol di Salvini sui referendum. Dalla custodia cautelare alla guerra contro la Severino. Il popolo leghista non vuole un’altra “salva-ladri”

Referendum Salvini
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Il primo conto è stato presentato dal sondaggio di Ixè. La Lega ancora in calo, sotto la soglia del 17 per cento. Inchiodata al 16,6, con il Movimento 5 Stelle che si appresta al controsorpasso. La settimana ha celebrato il via libera a cinque referendum sui sei proposti in materia di giustizia. Ma per Matteo Salvini c’è poco da festeggiare. Anzi. Quella che ha salutato come una vittoria, sembra materializzarsi come il preludio di un harakiri. La base del partito sta vivendo con sorpresa e sgomento il capovolgimento delle linea leghista. Tra i quesiti non passa inosservato soprattutto quello che interviene, in senso limitativo, sulla custodia cautelare.

La Lega è pur sempre il partito che sventolava il cappio in Parlamento

La Lega è pur sempre il partito che sventolava il cappio in Parlamento (con l’allora deputato Luca Leoni Orsenigo) ed è storicamente attenta alla giustizia. Ma in maniera diversa rispetto al nuovo posizionamento voluto dall’ex ministro dell’Interno. Si tratta di una forza politica da sempre ostile a misure come indulti e svuota carceri. Su questi principi, Salvini – e prima di lui Umberto Bossi – ha posto le basi per il successo, facendo incetta di consensi. Ebbene, non è un segreto che l’approvazione del referendum sulla custodia cautelare renderebbe più difficile tenere i criminali in carcere, nell’attesa del giudizio.

Un controsenso per chi, fino a poche settimane fa, predicava il pugno duro in materia di legalità. Ripetendo che ci vuole “la galera” per chi infrange le leggi. Una prospettiva che fa scattare l’allarme tra chi nella Lega frequenta il territorio, soprattutto al nord, dove i militanti non celano lo smarrimento. In questo ritorno all’indietro, c’è un grande malumore dinanzi al cedimento sulla legge Severino.

e i ladri possono essere in libertà per anni, l’abrogazione della norma approvata con il governo Monti darebbe la possibilità ai condannati di restare nelle Istituzioni senza alcun problema. Un colpo al cuore del leghista medio. Del resto che la base del partito non sia molto convinta dall’iniziativa è un fatto numerico. Oltre ai sondaggi c’è un altro dato: Salvini è scappato dalla raccolta firme, facendo arrivare i quesiti alla Corte costituzionale grazie al sostegno di cinque consigli regionali, a trazione leghista. Nessuna folla oceanica ai banchetti, né tantomeno il tentativo di cavalcare l’onda delle firme digitali, che nel frattempo spingevano le campagne su cannabis e referendum.

Ma le grane per il Carroccio non si esauriscono sul fronte interno. La coalizione di centrodestra è ancora a pezzi. Giorgia Meloni, anche sui referendum, ha marcato le distanze rispetto alla Lega. Paradossalmente la bocciatura dei quesiti sui diritti civili, su legalizzazione delle droghe leggere e fine vita, ha tolto l’unico collante delle forze riconducibili al centrodestra. Per il resto Salvini e Meloni non saranno in giro per l’Italia, a braccetto, per chiedere il voto favorevole alla consultazione sulla giustizia.

Fratelli d’Italia ha lanciato il guanto di sfida sul terreno della legalità e del contrasto alla corruzione. “Sulla custodia cautelare si mette a rischio la sicurezza”, ha affermato il responsabile giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, “e sulla legge Severino, perché se venisse abolita lascerebbe troppa discrezionalità ai giudici, sarebbero loro a decidere caso per caso e questo mi spaventa”, ha concluso. Una tesi che suona come un’offera a chi vuole lasciare la Lega per trovare accoglienza in Fdi. Salvini è avvisato. La marcia verso il voto resta di trasformarsi in un calvario. E nell’ennesimo schianto.