Basta con la fabbrica killer. Sos dei tarantini a Conte. Il capo del Governo va nella città pugliese e dice che sull’ex Ilva non ci sono soluzioni già in tasca

di Fausto Tranquilli
Politica
GIUSEPPE CONTE

Conte ieri ci ha messo la faccia. Annullato l’incontro a Palazzo Chigi con il Presidente della Repubblica di Lituania, Gitanas Nauseda, il premier si è precipitato a Taranto, incontrando cittadini e operai preoccupati per il loro futuro. Al presidente del Consiglio è stata chiesta una soluzione per coniugare lavoro e salute, per non trasformare un esercito di lavoratori in un esercito di disoccupati e per chiudere allo stesso tempo l’ex Ilva che da troppi anni avvelena l’aria uccidendo i tarantini. Un’operazione difficile, come lo stesso Giuseppe Conte ha ammesso: “Non abbiamo soluzioni già in tasca”.

TRA LA FOLLA. Il presidente del Consiglio ha ascoltato le storie di tanti tarantini, dagli operai in cassa integrazione agli ambientalisti, dalle mamme di bambini malati a quanti hanno subito un lutto a causa dell’inquinamento ambientale. Si è presentato all’ingresso dell’ex Ilva destinato agli operai ed ha affrontato per circa un’ora e mezza la folla, prima di incontrare il consiglio di fabbrica e chiedere allo stesso di affrontare uniti la battaglia. “Chiudete la fabbrica della morte e garantite l’occupazione impiegando gli operai per le bonifiche”, hanno chiesto i più al premier. “Uno deve avere il coraggio di affrontarla questa situazione e chiudere la fabbrica – ha gridato una donna – si faccia ricordare dalla storia”.

“Qui ci sono più morti che nascite – ha aggiunto una madre del vicino quartiere Tamburi – abbiamo fiducia nelle istituzioni, ma non fatecela perdere”. “Sono venuto per ascoltare”, ha più volte ripetuto il presidente del Consiglio rispondendo così a chi lo accusava di non conoscere la situazione. “Noi vogliamo vivere”, hanno urlato i presenti. “Sono un abitante del quartiere Tamburi – ha detto un tarantino a Conte – vivo qui da 38 anni, sono disoccupato e ho rifiutato di lavorare nel siderurgico. Ho molti conoscenti che si sono ammalati e morti per questa fabbrica, voglio solo sapere quando riuscirete a fare rispettare la nostra Costituzione in questa città. Vorrei chiedere la stessa cosa al Presidente Mattarella in cui credo moltissimo”.

“Vai in ospedale. Vai a vedere i bimbi fare le chemio”, si è sentito anche dire il premier da alcuni operai. “Valuteremo tutte le opzioni – ha assicurato il presidente del Consiglio. Arcelor Mittal restituisce la fabbrica. Questa è la situazione. Dobbiamo valutare le alternative, perché da quello che ci è stato detto non hanno nessun interesse a proseguire il piano industriale. Dobbiamo sfruttare qualsiasi situazione perché può portare a delle opportunità. Ma in questo momento non ho un progetto alternativo da offrire. Valutiamo tutto”. “Nessuno scudo presidente, nessuno scudo per Mittal”, ha urlato la folla.

“Vogliamo alternative economiche pulite, come a Genova dove hanno chiuso l’altoforno. Siamo per caso cittadini di serie B?”, hanno precisato alcuni lavoratori dell’ex Ilva. Serve una soluzione. In fretta. E per il Governo giallorosso, nonostante i ministri e lo stesso segretario dem Nicola Zingaretti ieri si siano stretti attorno al premier, in una situazione del genere fatica a trovarla. Conte lo ha ammesso. Senza lasciarsi andare a false promesse. Ma i tarantini sono stanchi di aspettare. Lo fanno da troppo tempo. E quanto il premier ha ribadito di non avere una soluzione immediata, la risposta è stata tanto concreta quanto dura: “Allora che siete venuti a fare? Non tornate qui se non avete un progetto di chiusura e riconversione della fabbrica”.

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