Basta litigare, è il momento di procedere uniti. Conte chiude la polemica tra M5S e Pd. L’ultima parola sul Mes spetterà al Parlamento

di Francesco Carta
Politica

Basta litigare, ora è il momento di procedere uniti. Proprio quando le tensioni dentro la maggioranza sul ricorso al fondo salva-Stati sembrava che stessero portando allo strappo definitivo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto con un lungo post su Facebook. Rivolgendosi ai suoi e agli italiani, ha chiesto pazienza perché prima vengano portate a termine le trattative con i leader europei, ma soprattutto ha garantito che “la discussione sarà trasparente” e “l’ultima parola spetterà al Parlamento”. Prima, ha detto sottolineando di parlare da “avvocato e da presidente del Consiglio”, “mi batterò perché non abbia condizioni vessatorie“. Quindi, “solo alla fine valuteremo se è conforme all’interesse nazionale”.

Conte ha chiesto di collaborare ed evitare discussioni preventive. E il segnale che le due delegazioni di governo hanno recepito il messaggio è arrivato da una parte dal dem Dario Franceschini, dall’altra dal 5 stelle Alfonso Bonafede, entrambi capidelegazione per i loro rispettivi partiti. “Mi paiono ragionevoli e condivisibili le parole del presidente Conte”, ha detto il ministro della Cultura Franceschini. “Non è il tempo di posizioni pregiudiziali ma occorre sostenere la posizione italiana su mezzi e risorse della Ue per affrontare l’emergenza”. Mentre Bonafede ha ribadito il sostegno dei 5 stelle a Conte: “Nei confronti del presidente del Consiglio c’è piena fiducia da parte del Movimento 5 stelle. Nel prossimo Consiglio europeo la maggioranza dovrà adottare una linea compatta se vorrà riuscire nella difficile trattativa in Europa. Il lavoro di squadra è stato e continuerà ad essere fondamentale”.

LE POSIZIONI IN CAMPO. La situazione resta molto complessa per il governo Conte 2: il premier si trova a dover giocare una partita storica a livello europeo, di fronte a un’emergenza senza precedenti, e deve riuscire a non scontentare le forze politiche che lo sostengono. Sotto accusa c’è il tanto contestato Mes: lo strumento di aiuto agli Stati, a detta dello stesso Conte, è “inadeguato” e vecchio per la crisi che l’Europa si trova a dover affrontare. I dem però in queste ore stanno aprendo all’ipotesi che venga utilizzato in caso il prestito avvenga senza condizionalità, opzione che risulta tra le intenzioni dei leader. Per i 5 stelle però la strada è inaccettabile e oggi lo hanno detto tutti i principali esponenti, da Vito Crimi a Manlio Di Stefano e Stefano Buffagni. È intervenuto anche il Blog delle Stelle a ribadire la posizione ufficiale: “Noi non lo sosterremo”. Solo Luigi Di Maio ha invitato alla mediazione: “Dobbiamo giocare di squadra”.

CHE CAVALIERE. Ma la vera notizia arriva dal centrodestra. Il Mes infatti divide ora anche le opposizioni. Silvio Berlusconi ha abbandonato l’alleanza di cui fu federatore, padre nobile, lasciando alla deriva Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Galeotto fu appunto il Meccanismo europeo di Stabilità e chi lo votò. Non succedeva da mesi che il leader azzurro non si accodasse a Lega e Fratelli d’Italia. Dalla manifestazione di Piazza San Giovanni dell’ottobre scorso i tre camminavano a braccetto, con Berlusconi che recitava soltanto la parte del padre nobile ma senza mai discostarsi dal verbo del Capitano leghista. E invece questa volta succede appunto che il Cavaliere indossa i panni del “responsabile” e verga una lettera che indirizza al direttore del suo Giornale. Il contenuto è più che netto: “Non c’è nulla di sbagliato, in linea di principio, nel fatto che i Paesi ad economia più solida chiedano garanzie rafforzate per finanziare Paesi più a rischio”. Un chiaro messaggio ai due (ex?) alleati.