Basta spot sulla pelle del Paese. Mattarella mette in riga Salvini & C. La Destra minaccia di non votare il decreto Cura Italia. Il Colle avverte le opposizioni e parte la retromarcia

di Raffaella Malito
Politica

“La Camera continua il suo lavoro. Adotteremo un procedimento ordinario per l’esame dei decreti: prima il lavoro nelle commissioni competenti e poi in Aula. Ciò testimonia la centralità del Parlamento”. Il presidente della Camera, Roberto Fico, annuncia che come il Senato anche Montecitorio, in linea con il Quirinale, ha deciso per la piena funzionalità delle Camere. Ma la sponda del Colle non si esaurisce solo nell’affermare che il Parlamento è un “servizio essenziale”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri ha alzato il telefono e ha chiamato i leader delle opposizioni. I toni registrati il giorno prima sul decreto “Cura Italia”, con il centrodestra pronto a minacciare di non votare il testo e le reazioni stizzite della maggioranza, hanno messo in allarme la più alta carica dello Stato.

E alle opposizioni – così come al governo con cui è in contatto continuo – Mattarella è tornato a invocare unità e collaborazione. In una situazione emergenziale, come quella attuale, lo spirito di solidarietà nazionale è indispensabile e deprecabile qualsiasi conflittualità politica. Le opposizioni manifestino flessibilità e il governo presti più attenzione alle istanze altrui. Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni manifestano apprezzamento per il gesto di Mattarella e promettono collaborazione ma – rimarcano – si dialoga in due e se le proposte che avanzano sul decreto da 25 miliardi non verranno accolte non saranno disponibili a firmare cambiali in bianco. Salvini dice che aspetta ora una chiamata del premier.

Misure più robuste per autonomi e partite Iva, stop pagamento tasse, modifica delle norme sulle carceri: alcune delle richieste avanzate. Il governo, da parte sua, deve fronteggiare il pressing che arriva dalle Regioni. Che – Lombardia in testa – chiedono non solo di prolungare le misure per contenere il contagio da Coronavirus, come appare ormai certo che avverrà, ma anche di introdurne di più restrittive. Il tema è stato affrontato nella videoconferenza della mattina tra il premier Giuseppe Conte, i commissari all’emergenza e i ministri Speranza, Di Maio, Guerini e Boccia. E di un nuovo dpcm con una stretta alle disposizioni già adottate, dal divieto di sport all’aperto alla chiusura di altre attività commerciali, il governo discute proprio in queste ore. A favore di regole ancor più stringenti sarebbero i ministri Speranza e Spadafora.

Intanto Conte annuncia l’arrivo fino a 300 medici da tutta Italia a sostegno delle zone più colpite dal virus. Mentre Attilio Fontana gli chiede oltre all’Esercito anche il fermo di uffici, cantieri e limiti ai negozi. Per il via libera finale del Parlamento al “decretone”, ovvero il maxi-provvedimento che accorpa i decreti sull’emergenza coronavirus al “Cura Italia”, ci saranno tempi strettissimi. A far fede sarebbe la data del primo decreto. Dunque entro la fine di aprile. Il dem Andrea Marcucci, che avrebbe voluto un iter più veloce per l’esame, non demorde: “Salvini e la Lega facciano marcia indietro. Concentriamo l’attività su pochi emendamenti mirati ed apriamo il confronto sul prossimo provvedimento di aprile. Fare lavorare tutte le commissioni del Senato per un parere consultivo e minacciare il voto contrario è atteggiamento dissennato e incomprensibile”. Ma anche Salvini non demorde. E in serata torna ad attaccare il suo nemico giurato: “Conte non può far finta di niente, non può avere un via libera al decreto a scatola chiusa, quando mezza Italia chiede modifiche e chiede chiarezza”. Il fronte, nonostante gli appelli dall’alto, rimane bollente.