Basta violenza nelle carceri. Il leghista prima vota e poi si pente. Show di un consigliere della Lega sul caso Viterbo. In Regione si rimangia tutto: non avevo letto bene

di Clemente Pistilli
Politica

Prima vota per i diritti e poi, resosi forse conto che quando quei diritti non sono gli stessi cari a Matteo Salvini non è da dritti sostenerli, chiede di poter ritirare il suo voto. Rinnega il gesto di umanità appena compiuto, dicendo di essersi sbagliato. Protagonista dell’incredibile voltafaccia il capogruppo della Lega al consiglio regionale del Lazio, Angelo Tripodi (nella foto). La scorsa settimana alla Pisana è stata approvata all’unanimità una mozione presentata dal consigliere radicale Alessandro Capriccioli (nella foto), con cui è stato chiesto al presidente Nicola Zingaretti di attivarsi affinché il Governo faccia piena luce su quanto accade nel carcere Mammagialla di Viterbo. Un’iniziativa presa dopo i dieci rinvii a giudizio di agenti accusati di violenze su un detenuto e dopo il quadro sconcertante tracciato sul Mammagialla dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

Oltre al caso oggetto del processo, sono infatti spuntate in sede europea accuse su un’ispettrice di polizia che avrebbe bruciato i piedi a un detenuto al 41bis e quelle su diversi altri detenuti colpiti alla testa con chiavi di metallo, presi a calci e pugni, o buttati giù dalle scale, sempre in luoghi dove non sono presenti telecamere di sorveglianza. Fatti che, per il Comitato, risulterebbero provati dalle stesse cartelle cliniche degli autori delle denunce. La mozione, sottoscritta da consiglieri sia di maggioranza che di opposizione, è stata così approvata all’unanimità. E a sottoscriverla subito è stato anche il leghista Tripodi.

Sulle violenze in carcere da tempo Salvini ha dettato la linea: sempre dalla parte delle guardie. Tanto che a ottobre, dopo sei arresti per pesanti maltrattamenti nel carcere di Torino, il leader del Carroccio ha sostenuto: “Uno Stato civile punisce gli errori, ma che la parola di un detenuto valga gli arresti di un poliziotto mi fa girare le palle terribilmente. Quindi la mia massima solidarietà a quei sei padri di famiglia”. Tripodi ha comunque appoggiato la mozione di Capriccioli. Quasi al termine della seduta il capogruppo leghista deve essersi però reso conto di non aver eseguito gli ordini del Capitano. Ed ecco che ha provato a rimangiarsi tutto. “Presidente – ha detto – purtroppo, per distrazione, sulla mozione Capriccioli ho votato a favore, ma non avevo letto il testo”. E poi: “Invece, il voto dei consiglieri della Lega è contrario, perché naturalmente è una mozione che attacca la polizia penitenziaria”.

Ma il voto, come viene fatto notare a Tripodi, non si può annullare. L’esponente del partito di Salvini ha insistito: “Facciamo una nota casomai. Per distrazione ho fatto questo errore, lo ammetto”. “Può fare un comunicato stampa”, lo ha liquidato il presidente Mauro Buschini. Per Tripodi, ex An ed ex Forza Nuova, che candidato nel 2016 a sindaco di Latina secondo gli investigatori avrebbe ottenuto voti acquistati per lui dal clan di origine nomade Di Silvio e già imputato per bancarotta, il vero problema sarà ora il rapporto da fare al suo Capitano.