Benvenuto a Renzi! Le piccole imprese esasperate

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di Monica Tagliapietra

Il Fisco li tartassa. La burocrazia li ostacola. Le banche gli voltano le spalle. Sono disperati. I commercianti, gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani sono allo stremo. Abbandonati e maltrattati dallo Stato. Tanto che negli ultimi mesi molti di loro sono arrivati addirittura a mettersi una corda al collo o una pistola alla tempia. Esausti di tutti quei lacci e lacciuoli che li stanno portando all’estinzione, ieri i rappresentanti di quelle piccole aziende che hanno fatto dell’Italia una potenza mondiale si sono dati appuntamento a Roma e a chiarire le loro ragioni ci ha pensato il presidente della Cna, Daniele Vaccarino.

I piccoli alzano la testa
Esausti, ma ancora decisi a reagire, i piccoli imprenditori hanno voluto far sentire la loro voce e dopo la manifestazione di ieri assicurano che nulla sarà come prima. Il presidente Vaccarino ha detto a chiare lettere che la politica deve iniziare a rispettare quel mondo fatto di artigiani e commercianti che negli anni ha trasformato l’Italia in una potenza mondiale. “Oggi gli invisibili sono diventati visibili – ha sostenuto il numero uno della Cna – perché le ragioni dell’impresa diventino le ragioni dell’Italia”. Un appuntamento organizzato da Rete Imprese Italia, insieme a Casartigiani, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti.

Gli obiettivi
I titolari delle piccole imprese hanno chiesto una riduzione della pressione fiscale, di quella morsa che vanifica il lavoro enorme compiuto dagli imprenditori, senza tra l’altro risolvere i problemi dello Stato, visto che a pagare sono sempre e solo i soliti noti. In particolare i manifestanti hanno chiesto la riduzione dell’Irap. Per il presidente Vaccarino si tratta di un’imposta ingiusta, che colpisce il lavoro e chi produce. Per il presidente della Cna l’’Italia è un Paese in cui ogni tre giorni c’è un adempimento da rispettare, dove per assumere un apprendista sono necessari dodici adempimenti, dove il digitale non riesce a sostituire il cartaceo, dove per tracciare i rifiuti “ci si è inventato quel mostro che è il Sistri”. Uno Stato che chiede tanto e che non fornisce alle imprese alcuna garanzia. “Quando sei debitore – ha sostenuto Vaccarino – vieni perseguitato da sanzioni, ganasce fiscali e blocco del Durc e invece quando sei creditore non hai nessun diritto. Chiediamo la compensazione tra debiti e crediti con la pubblica amministrazione”.

La piaga
Altro dramma quello rappresentato dagli istituti di credito, che anziché aiutare le aziende creano loro solo ostacoli, come ha denunciato la scorsa settimana lo stesso presidente della Corte dei Conti. Il presidente della Cna ha così chiesto alle banche di tornare a fare il loro mestiere, di dare credito alle imprese e alle famiglie. E allo Stato e all’Europa di fare la propria parte. Una volta per tutte. “Anche l’Europa – ha dichiarato Vaccarino – deve valorizzare le produzioni nazionali, le nostre produzioni. Ora basta con gli sgambetti alle imprese”

Un futuro giovane
Per i piccoli imprenditori, infine, si deve tornare a dare speranze, a garantire un futuro ai giovani, ormai molto più poveri e disperati dei padri. Vaccarino ha così voluto sottolineare di non credere che i giovani non lavorino in quanto sono poco ambiziosi e preferiscono rimanere a casa dei genitori. “Noi – ha affermato il presidente vogliamo consentire ai giovani di realizzare le loro ambizioni. Vogliamo che il mondo delle piccole imprese sia il mondo dove i giovani possano entrare e lavorare. Noi siamo gli originali del Made in Italy, quelli che tutto il mondo vuol copiare”.

La piazza avvisa Renzi. Aiuti o le imprese saltano

di Alessandro Righi

Il mondo delle imprese mette in guardia il nuovo premier Matteo Renzi: “Matteo +stai preoccupato, non ci faremo più portare via il nostro futuro”. Una manifestazione preventiva, che punta dritto a indicare al governo che verrà la strada da intraprendere. Nella giornata di ieri le imprese hanno invaso la Capitale. Tra i 60 e i 70 mila tra commercianti, artigiani e piccoli imprenditori di tutta Italia per chiedere allo Stato meno tasse e meno burocrazia. Una piazza del Popolo stracolma di gente, ma allo stesso tempo pacifica: alla manifestazione organizzata da Rete Imprese Italia, che raggruppa Confesercenti, Casartigiani, Cna, Confartigianato e Confcommercio. Compatte come non mai le associazioni di categoria che sono tornate ancora una volta a farsi sentire e questa volta hanno deciso di farlo in un momento cruciale per la loro vita e per quella del nostro Paese. Ad alzare il tiro, con quello che appare una sorta di avvertimento al neo premier Renzi, è il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti: “Se non abbasserai le tasse alle piccole imprese ti faremo nero. Non ne possiamo più come imprenditori e cittadini di essere soffocati dalle tasse e dalla burocrazia”. A rincarare la dose c’ha pensato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: “Siamo stanchi e chiediamo rispetto. Famiglie e imprese sono sull’orlo della disperazione, ma poi come esortava Papa Francesco: non ci faremo rubare la speranza”. E infine l’annuncio di una nuova sommossa popolare se il nuovo governo non dovesse intervenire nell’immediato: “Se non avremo risposte ci ritroveremo ancora e saremo più numerosi e più determinati”. Sulla stessa lunghezza d’onda il portavoce e presidente di Rete Imprese Italia Marco Venturi: “Il prossimo governo ed il Parlamento devono prendere atto di questa grande forza”, ha sottolineato dal palco Venturi, “dell’enorme malessere, delle difficoltà che vivono le nostre imprese e devono cambiare registro”. Ma il problema principale resta sempre quello della pressione fiscale: “Basta usarci come una cassa continua da cui prevalere ogni volta che c’è bisogno, il sistema fiscale ci soffoca”.

Da nord a sud
In pullman, in treno e in aereo da tutta Italia, 8 mila solo dal Veneto, sono arrivati a Roma per chiedere la svolta politica ed economica. Una mobilitazione che segue di pochi giorni quella di Confindustria che solo la scorsa settimana ha fatto sentire la proprio voce con la marcia digitale dei 40 mila con la quale il presidente degli industriali Giorgio Squinzi ha lanciato il suo appello davanti a oltre 600 imprenditori a Torino: “Dateci un Paese normale e vi faremo vedere di cosa siamo capaci”. Il leader di via dell’Astronomia ormai da tempo sottolinea “l’indifferenza della classe politica e l’immobilismo del governo”. Striscioni durissimi quelli nella protesta di ieri mattina a Roma: “Dittatori”, una delle scritte più pacifiche, per passare ai giochi di parole “Siamo alla der…Iva” alla preoccupazione della maggioranza “Qui oggi per non chiudere per sempre”. Favorevole alla manifestazione anche la Cgil.

Pure la politica
Quella di ieri rappresenta comunque per certi versi una manifestazione storica perché erano presenti tutte le associazioni di settore compatte nelle loro richieste. Dalle bandiere blu di Confartigianato e Cna fino agli ombrelloni rossi dell’associazione balneari. Presenti anche alcuni esponenti dei partiti tra cui l’ex viceministro dell’Economia del Partito democratico Stefano Fassina che punta dritto all’Europa per rilanciare il mondo delle imprese: “Dobbiamo negoziare un po’ di spazio con la Commissione europea per dare ossigeno agli investimenti per ridurre le tasse e sostenere il lavoro”, ha affermato Fassina, “siamo avviati in una spirale in cui la recessione e l’aumento della disoccupazione fanno aumentare pure il debito pubblico”. Anche Forza Italia vicina alle richieste di Rete Imprese Italia per chieder meno tasse sul lavoro. Al fianco degli imprenditori anche Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Ma ora alle chiacchiere devono seguire i fatti.