Gli ex terroristi Bergamin e Ventura si sono costituiti a Parigi. Ieri erano sfuggiti alla cattura. All’appello manca solo il Br Di Marzio

Luigi Bergamin
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Gli ex terrorista Luigi Bergamin (nella foto) e Raffaele Ventura si sono costituiti a Parigi questa mattina. Ieri erano sfuggiti alla cattura nel corso dell’operazione condotta dalla Polizia italiana e dall’antiterrorismo francese (leggi l’articolo). All’appello, ora, ne manca solo uno, l’ex Br Maurizio Di Marzio, dei dieci latitanti in italiani che il presidente francese Emmanuel Macron ha concesso di consegnare alla giustizia italiana. Sette dei quali arrestati ieri nella capitale francese.

Bergamin si è presentato questa mattina al Palazzo di Giustizia di Parigi assieme al suo avvocato per costituirsi. Nato a Cittadella, in provincia di Padova, il 31 agosto 1948, Bergamin è un ex appartenente di Prima Linea, deve scontare 16 anni, 11 mesi e un giorno per banda armata e istigazione alla commissione di attentati contro l’integrità dello Stato, detenzione e porto illegale di armi, rapina aggravata, furto aggravato, associazione per delinquere e omicidio aggravato.

La condanna a 16 anni che deve scontare Bergamin, in particolare, è per aver ideato l’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac arrestato nel 2019 (leggi l’articolo).

Dopo Bergamin si è costituito, sempre a Parigi, anche Ventura. Ex membro delle Formazioni Comuniste Combattenti, si è recato alla Corte d’Appello di Parigi con il suo avvocato. Ventura era stato condannato per l’omicidio dell’agente di polizia Antonio Custra, ucciso nel maggio del 1977 a Milano.

Manca da catturare solo l’ex Br Di Marzio, l’ultimo dei latitanti di cui è stato ordinato l’arresto in Francia. Quest’ultimo brigatista partecipò al tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone e per lui la prescrizione dovrebbe arrivare il prossimo 10 maggio.

Leggi anche: Quanti sono e chi sono i terroristi italiani ancora latitanti. Nell’elenco dei target di “primario interesse” ci sono anche due Br del commando che sequestrò Moro.

 

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