Bergoglio a Milano. Un milione alla messa oceanica di Monza e 80mila giovani a San Siro. Il Papa pop riempie più di Inter e Milan

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Un successo inaudito quello del Papa a Milano.  Un Bergoglio che, come ormai ci ha abituato, abbraccia ed è vicino agli ultimi, ai sofferenti, ai dimenticati delle periferie, ai carcerati. Per dire con forza a tutti loro di “abbracciare i confini, le differenze; ospitare le differenze, integrarle con rispetto e creatività”. “Incontrarti è un sogno”, gli scrivono sugli striscioni. E lui, dal palco montato nel cortile delle Case bianche, risponde: “La Chiesa deve andare incontro a tutti, anche nelle periferie, anche ai non credenti”.

Papa Francesco arriva a Milano, dove i primi fedeli si sono ritrovati già all’alba tra le case popolari di via Salomone. È cominciata così la giornata di Bergoglio a Milano, dalla visita di un quartiere ai margini della città. È stata la prima tappa ufficiale, dopo l’atterraggio a Linate e un fuoriprogramma iniziale: tra folla di fedeli che lo attendeva in aeroporto, sotto il sole arrivato dopo la nebbia. Ad accoglierlo sulla pista, oltre all’arcivescovo Angelo Scola, i vertici delle istituzioni (il sindaco Beppe Sala, il governatore lombardo Roberto Maroni, la prefetta Luciana Lamorgese).

Dall’estrema periferia Est della città, poi, il Papa ha raggiunto il cuore di Milano. In Duomo, sempre con l’arcivescovo Scola al suo fianco, Francesco ha incontrato prima i preti, le suore e i religiosi della Diocesi ambrosiana. Ed è al clero che ha parlato, invitando a non “temere le sfide” che, anzi, vanno “prese per le corna, come i buoi: dobbiamo piuttosto temere una fede senza sfide, che si ritiene completa”. Rispondendo alle domande di diaconi e sacerdoti presenti ha anche parlato dei giovani: “Sono sottoposti a uno zapping continuo: ci piaccia o no, è il mondo in cui sono inseriti, nostro dovere come pastori è aiutarli ad attraversare questo mondo”. Poi, l’incontro con il “suo” popolo. E la recita dell’Angelus sul sagrato della cattedrale, in una piazza gremita da 100mila milanesi.

Ma siamo solo all’inizio di una giornata infinita ed emozionante. Il Papa, infatti, dopo l’Angelus è andato fino al carcere di San Vittore dove ha incontrato tutti i 900 detenuti e pranzato con 100 di loro, che hanno anche cucinato. Un breve riposo nell’ufficio del cappellano don Recalcati e poi l’appuntamento con la messa oceanica al parco di Monza, dove un milione di fedeli ha ascoltato la sua voce: “Non abbiate paura di abbracciare i confini – ha esortato il Pontefice – non possiamo rimanere come spettatori davanti a tante situazioni dolorose”.
“Questa terra e la sua gente – ha continuato ancora – hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali. Evocare la memoria è il migliore antidoto che abbiamo di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento. Non dimentichiamoci da dove veniamo, dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato”. Guardando all’oggi: “Si specula su tutto, sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti. Si specula sui giovani e sul loro futuro”. Tutto, a suo dire, “sembra ridursi a cifre, lasciando che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza”. “Il ritmo vertiginoso cui siamo sottoposti sembra rubarci la speranza e la gioia, alla fine non si ha tempo per niente e per nessuno. Occorre prendersi il tempo, per la famiglia, per la comunità, per l’amicizia, per la solidarietà e per la memoria”. Rivolgendosi poi ai milanesi ha aggiunto: “Milanesi sì, ambrosiani certo: ma siete parte del popolo multiculturale e multietnico di Dio”.

Ultima tappa, stadio di San Siro: 80mila ragazzi cresimandi con parenti ed educatori. Il saluto del Pontefice, alla Milano che verrà. Francesco ha risposto alle domande dei genitori: “I bambini ci guardano, le parole le porta via il vento. E voi non immaginate l’angoscia che provano quando i genitori litigano”. Una parola per tutti, insomma. Da parte di un grande Papa.