Bollette non pagate e conti pignorati. La Difesa lascia i militari al verde. Congelati al ministero 22 milioni e mezzo di euro. Bloccate le indennità dei soldati in missione all’estero

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Dal grigioverde al verde il passo è stato breve. Con un bilancio sempre più ridotto all’osso sono state sufficienti alcune sentenze e soprattutto alcuni pignoramenti sui conti per mettere ko le finanze del Ministero della difesa. Tutto a causa di anni e anni in cui troppe strutture periferiche non hanno pagato Ici, Imu, Tarsu, acqua, luce e gas. Morosi con divisa e stellette per una gestione che non brilla. E il risultato è ora quello del blocco di diversi pagamenti ai militari all’estero. Insomma quando il vertice soffre la truppa piange. Una brutta eredità per il ministro Lorenzo Guerini, costretto negli ultimi giorni a indossare i panni dell’apprendista stregone per cercare di racimolare un po’ di denaro ed evitare così di mandare in crisi quanti si trovano fuori dai confini nazionali a lavorare per il Paese.

LE AVVISAGLIE. Il problema dei tributi non pagati da caserme e cittadelle militari è annoso. In provincia di Firenze, tanto per fare un esempio, una struttura ha accumulato debiti per sei milioni di euro. Proiettando il dato su scala nazionale viene fuori una voragine per le casse ministeriali. Lo scorso anno era spuntato fuori il caso del Comune di Fontana Liri, in provincia di Frosinone, che reclamava centinaia di migliaia di euro di tributi non versati per ventisei anni. E poi quello di Chiavari, nel genovese, in attesa di 530mila euro di Ici e Imu, per cui il sindaco alla fine era stato costretto a bloccare 22 appartamenti del Ministero. E così via.

LA TEGOLA. Ora sono arrivati al pettine anche i nodi delle bollette non pagate dei rifiuti, dell’acqua, della luce e del gas in troppe strutture sempre periferiche. Sono scattati i pignoramenti su una quarantina di conti, soprattutto da parte di Poste Italiane, e sono stati bloccati 22 milioni e mezzo. Alla Difesa hanno dovuto sventolare bandiera bianca. E il vice direttore dell’Ufficio amministrazioni speciali, Giovanni Liuzzi, ha diramato una circolare ai comandi a Roma e all’estero, specificando che dal 24 gennaio non è stato più possibile per il Ministero pagare le indennità di missione ai militari impegnati in missioni di lungo corso all’estero, agli addetti militari, al personale che lavora nelle ambasciate o che sta facendo corsi all’estero. Tutto a causa di “onerosi vincoli pignoratizi”, che sono andati a sommarsi “a quelli già precedentemente apposti”, con “conseguente sconfino di circa 3 milioni rispetto al saldo contabile pari a circa 19,6 milioni”. Un terremoto. “Non è giusto che le inadempienze del Ministero debbano ricadere sulla testa dei colleghi che ogni giorno lavorano per lo Stato”, sostiene il Sindacato Aeronautica Militare.

SI CORRE AI RIPARI. Non è semplice per il ministro Guerini far fronte all’ennesima emergenza. Dalla Difesa sostengono comunque che i debiti per bollette non pagate ammontavano, al 31 dicembre 2018, a 420 milioni di euro, ma che al 31 dicembre scorso sono stati già ridotti a 325 milioni e che contano di azzerarli entro il 2022. Rassicurazioni sono state inoltre fornite su un intenso lavoro in corso per superare le difficoltà che si sono create con il pignoramento dei conti e ripristinare così quanto prima le indennità di missione ai militari all’estero. Resta però il nodo sui responsabili dell’accaduto. Su chi non ha pagato e perché. E anche su chi non ha vigilato su quei pagamenti. Un tasto su cui battono soprattutto da Fratelli d’Italia, chiedendo verità a Guerini.

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