Bonomi sa solo battere cassa. E Il Sole 24 Ore gli sciopera contro. Il capo degli industriali lancia accuse al Governo. Ma usa la Cassa Covid dell’Esecutivo per i suoi cronisti

di Giuseppe Vatinno
Politica

Carlo Bonomi da Crema è uomo di sostanza è sono mesi che attacca il governo per avere soldi, incentivi e bonus per aziende ed imprese. E fin qui non ci sarebbe niente di male perché come ogni rappresentante punta il bene del rappresentato, in questo caso Confindustria. Ieri è stato agli Stati Generali dove ha riproposto la gragnuola di lamentele e desiderata tra cui 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia come da sentenza di Corte Costituzionale (leggi pezzo in basso), e poi dice che ci sono ritardi sulla liquidità. E poi minaccia conseguenze disastrose per una nuova recessione dovuta alla incompetenza dello Stato. E poi twitta allegrotto: “L’Italia sta scegliendo di favorire l’assistenza anziché liberare l’energia del settore privato” ed ancora “Questa politica rischia di fare più danni del virus”.

La lagna è incessante, una specie di cantilena ridondante e ripetitiva che scandisce lo stesso concetto reiterato all’infinito: “Datemi i soldi”. Ma perché lo Stato, anche lasciando da parte rappresentazioni metafisiche di tipo gentiliano, che è l’ipostasi delle comunioni delle forze sociali dovrebbe dare a chi ha già ed in abbondanza e non a chi non ha ed è in povertà o in condizioni di estrema debolezza? L’egoismo confindustriale dunque non conosce limiti e pure in questa terribile situazione economica che fa seguito alla chiusura per pandemia batte cassa e lo fa in maniera sgraziata e prepotente, come se tutto fosse dovuto. E sono decenni che questa solfa va avanti fin dai tempi degli aiuti di Stato per la Fiat che in cambio non licenziava al Sud.

Lo Stato è nato per aiutare i deboli e non i forti ad essere ancora più forti e se per caso lo fa vuol dire che è un cattivo Stato inquinato da una cattiva politica. Dunque gli industriali devono dare e non prendere, devono offrire e non chiedere, devono essere generosi con i lavoratori e con la società e non egoisti e chiusi. La situazione sociale in Italia, ma anche – come si vede nel mondo – è semplicemente esplosiva. C’è un esercito di milioni e milioni, miliardi di persone che non hanno più un lavoro e Confindustria viene a chiedere soldi invece di darli.

CHIAGNE E FOTTE. Un caso emblematico è poi quello del Il Sole 24 Ore, il quotidiano di Confindustria. Oggi non è in edicola perché il comitato di redazione contesta la decisione dell’editore, cioè di Bonomi, di chiedere al governo la cassa integrazione tramite il taglio degli stipendi del 25%, per stare a casa una settimana al mese. Si legge, tra l’altro, in un comunicato del Comitato di redazione: “Inaccettabile sul piano sindacale e inapplicabile su quello organizzativo. Comprometterebbe la realizzazione di prodotti che iniziano a produrre ricavi alternativi”. Oltretutto, fa notare il Cdr, nel periodo pandemico c’è stato un “record di lettori digitali e vendite in edicola”. E Bonomi per ringraziare i giornalisti che fa? Taglia.

E poi accusa il governo di “politica dello struzzo” nella gestione della crisi però, nel contempo e con faccia ampiamente bronzata, vuole i soldi proprio da quello Stato che attacca e minaccia ogni giorno. Troppo facile fare il Presidente di Confindustria con il sedere dei giornalisti, caro Bonomi. E se proprio non riesce a resistere alle smanie di chiedere chiedere e ancora chiedere alle pubbliche casse almeno abbia la decenza e la compiacenza di non tagliare poi i soldi a chi lavora e sia generoso anche con gli altri, con gli operai e gli impiegati delle aziende che già se la passavano male prima si figuri adesso. Sono anni che Confindustria chiede ora dia.