Botta e risposta tra Di Matteo e Bonafede. L’ex pm di Palermo: “Mi propose il Dap, poi ritrattò”. La replica del Guardasigilli: “Esterrefatto. Non sta né in cielo né in terra”

dalla Redazione
Politica

Botta e risposta, ieri sera, a Non è l’arena su La7 tra il magistrato Nino Di Matteo e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. “Non ho mai fatto trattative politiche con nessuno – dice Di Matteo – ma venni raggiunto da una telefonata del ministro Bonafede che mi chiese se ero interessato a diventare capo del Dap o prendere il posto di direttore generale degli affari penali”.

“Chiesi 48 ore di tempo – aggiunge l’ex pm di Palermo riferendosi a fatti avvenuti nel 2018 prima della nomina di Francesco Basentini alla guida del Dap – nel frattempo ero stato informato della reazione preoccupata all’indiscrezione da parte del mondo mafioso. Dopo meno di 48 ore andai trovare il ministro che mi disse che ci aveva ripensato e mi chiese di accettare il ruolo di direttore generale degli affari penali del ministero. Nel giro di 48 ore mi sono ritrovato a essere designato a capo del Dap e quando accettai mi trovai di fronte a questo cambio”.

“L’idea per cui io avrei ritrattato una proposta a Nino Di Matteo – ha commentato il ministro della Giustizia – non sta né in cielo né in terra. Io ho chiamato Di Matteo parlandogli della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli di cui ha parlato lui. Nella stessa telefonata Di Matteo mi chiarisce che ci sono state intercettazioni nelle carceri. Tra i due ruoli sarebbe stato meglio quello di direttore degli affari penali che era il ruolo di Giovanni Falcone, non era un ruolo minore, lo vedevo di più di frontiera nella lotta alla mafia. A me era sembrato che alla fine dell’incontro fossimo d’accordo, tanto che il giorno dopo mi ha chiesto di incontrarmi e lì mi ha detto che non poteva accettare quel ruolo e che voleva ricoprire il ruolo di capo del Dap. E’ stata una sua percezione”.

“Sono esterrefatto – ha detto ancora il Guardasigilli – nell’apprendere che viene data un’informazione che può essere grave per i cittadini, nella misura in cui si lascia trapelare un fatto sbagliato, cioè che la mia scelta di proporre a Di Matteo il ruolo importante all’interno del ministero sia stata una scelta rispetto alla quale sarei andato indietro perché avevo saputo di intercettazioni. Da ministro della Giustizia ho firmato per nuove applicazioni e proroghe 686 provvedimenti per 41 bis. Quindi quando si parla dell’operato del ministro bisogna riportare fatti oggettivi”