Brunetta acquista un vigneto. E si fa una legge sul vino. L’ex ministro mette su un’azienda a Roma. Proposto anche il via libera agli spot sull’alcol

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Economista e docente universitario, l’ex ministro Renato Brunetta ha scoperto la politica a cinquanta anni e ancor più tardi la passione per l’agricoltura. Abituato agli antichi palazzi, alle calli e ai canali della sua Venezia, l’esponente di Forza Italia per lungo tempo è rimasto distante dalla campagna, ma quando vi ha messo piede ne è rimasto folgorato. Con la moglie Titti e i due figli è andato ad abitare a borgo Capizzuchi, in località Divino Amore, a Roma, e lì ha messo su un’azienda agricola che punta a produrre entro l’anno prossimo 250mila bottiglie di vino di pregio.

Un prodotto con il quale il deputato azzurro intende ritagliarsi una posizione di tutto rispetto sul mercato nazionale e internazionale, tanto da aver partecipato anche al Vinitaly. Visto che le passeggiate tra i suoi 25 ettari di vigneti e un ettaro di uliveto non lo hanno portato ad abbandonare quelle nei corridoi del Transatlantico, il deputato ha pensato poi di presentare una proposta di legge finalizzata a valorizzare la produzione enologica e gastronomica italiana.

IL SOGNO. L’ex potente ministro del Governo Berlusconi punta sul vino tanto quando torna a casa nell’agro romano che in Parlamento. La sua proposta di legge è in discussione alla Commissione agricoltura della Camera di cui lui è membro e si compone di nove articoli. Brunetta vorrebbe far istituire un registro delle associazioni nazionali delle città del vino e dell’olio, utile a valorizzare e promuovere le produzioni di pregio. Vorrebbe istituire una giornata dedicata alle eccellenze enogastronomiche italiane, per diffondere la conoscenza di tale patrimonio e delle tradizioni che vi sono collegate.

Sempre il deputato, diventato un novello Cincinnato, con la proposta di legge di cui è primo firmatario chiede poi l’istituzione di un nucleo di coordinamento delle eccellenze enogastronomiche italiane, e il sostegno alla ricerca tecnologica applicata al settore vinicolo e gastronomico, con tanto di specifici percorsi formativi attivati dal Ministero dell’istruzione e a cui destinare parte di quell’1,8 miliardi di euro inseriti quest’anno nel fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca. Ma non è tutto.

La proposta prevede anche l’istituzione di una commissione dell’enogastronomia di qualità, a cui affidare il compito di realizzare l’atlante annuale nazionale dell’enogastronomia di qualità, di promuovere la dieta mediterranea nei servizi di mensa scolastica, e di abolire i divieti agli spot sul vino, obbligando la Rai a riservare “adeguati spazi” per la viticoltura. Infine l’ex ministro mira anche a una quota non superiore all’1% delle accise relative all’alcol, nel limite di 15 milioni di euro l’anno, per le finalità della sua proposta di legge.

IL PRECEDENTE. La norma proposta dall’onorevole azzurro rappresenterebbe una spinta notevole per le aziende vinicole, compresa la sua, e non è la prima iniziativa del genere che prende il deputato diventato anche agricoltore. Sempre alla Camera si sta discutendo anche di un’altra legge che ha presentato, quella per istituire l’insegnamento della storia del vino e promuovere il settore.