La bufala dell’euro-stangata. Il taglio delle stime era atteso. Parla Sapelli: “Il tempo di Juncker & C. è finito. In Italia inutile isteria quando deve pronuciarsi l’Ue”

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Il taglio della stima del Pil per il 2019? “Era una cosa ampiamente attesa, non c’è stata alcuna stangata come qualcuno pure aveva detto. Le dico una cosa: il vero problema della politica italiana è che si è sempre troppo isterici, specie quando deve parlare la Commissione europea”. Il professor Giulio Sapelli non è uno che si ferma all’economia, suo campo di studio e analisi. Ma travalica i confini, tocca questioni politiche, fa riferimenti letterari, arricchisce la discussione che, alla fine, non può che regalare uno squarcio nitido di quella che è, dal suo punto di vista, la realtà che stiamo vivendo, di cui la situazione economico-politica è parte di un tutto più complesso. “Ha presente Becket in Aspettando Godot? Ecco, le opposizioni con la Commissione Ue hanno lo stesso atteggiamento”.

Insomma, taglio sì, stangata no?
Con la fine del 2018 siamo entrati in recessione tecnica, poi abbiamo avuto una piccola crescita della domanda. E questo dimostra come le previsioni Ocse e quelle del Fmi fossero sbagliate.

In che senso?
Si sono rivelate troppo negative, sia per quanto riguarda la Cina che per quanto riguarda l’Europa e, dunque, l’Italia.

Nonostante il taglio, dunque, non siamo messi così male?
Siamo usciti dalla recessione tecnica, non si sa per quanto, se sarà una cosa stabile o sarà solo un rimbalzo. Però di fatto è vero: non c’è stata alcuna stangata.

Come più di qualcuno aveva preannunciato.
Al di là dell’enfasi che si fa sempre su quello che dobbiamo aspettarci dalla Commissione, non c’è stata alcuna bocciatura clamorosa. Moscovici ha detto le solite cose sul debito pubblico, sulla necessità di aumentare l’Iva. Ma, al di là delle parole, non capisco cosa possa fare la Commissione, quale stangata possa infliggere, se un commissariamento o l’invio della Troika.

Secondo lei, dunque, non arriveranno bocciature clamorose?
Credo che sul finire del loro mandato e l’avvento della campagna elettorale, stangate la Commissione non ne darà a nessuno, anche perché darle all’Italia significherebbe darle anche a Germania e Francia i cui dati di crescita non sono positivi. Peraltro c’è un dato da tenere in conto.

Quale?
Quello relativo alla borse che hanno subito anche queste le fibrillazioni dopo le notizie relative al commercio estero, specie con la Cina. I dati trimestrali delle nostre imprese quotate in borsa sono stati tutti positivi e non a caso oggi (ieri, ndr) la borsa ha chiuso meno male di tutte le altre borse europee.

Bisogna essere ottimisti sul futuro?
È troppo presto per dirlo. C’è una situazione di attesa, diciamo. Il problema, però, è quest’isteria pessimistica delle opposizioni, che non ha senso. Quello che è sconcertante è che negli altri Paesi sulle questioni economiche maggioranza e opposizione fanno muro, fanno unità nazionale. In Italia, no: bisognerebbe uscire da quest’isteria che emerge sempre appena sappiamo che ci dev’essere un verdetto della Commissione europea.

La crisi, dunque, resta in agguato.
Non solo. La crisi rischia di essere grave: se gli investimenti di capitale fisso non riprendono, torniamo in recessione tecnica e, avendo perso dall’inizio della crisi 2008, una decina di punti di Pil che non abbiamo ancora recuperato, la crisi rischia di essere pesante. Però è il caso di evitare un comportamento isterico come quello a cui siamo abituati in Italia.