Lo scontro sui capigruppo del Pd. Al Senato per Marcucci si mette male, si scalda la Malpezzi. Alla Camera Delrio ha già abdicato

capigruppo Pd Marcucci
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A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca, devono aver pensato gli ex renziani che nel Pd fanno capo alla corrente Base riformista, molto corposa soprattutto al Senato, che fa capo al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, a Luca Lotti e all’attuale e capogruppo dem a Palazzo Madama Andrea Marcucci: che la parità di genere invocata come un matra a più riprese (anche ieri) dal segretario Enrico Letta per cambiare i capigruppo nei due rami del Parlamento sia solo una scusa per sostituirli con nomi più rispondenti ai nuovo equilibri della segreteria politica del Pd è un sospetto non troppo velato.

E se alla Camera è andato tutto liscio, con il capogruppo Graziano Delrio che si è fatto, suo malgrado, da parte conscio del fatto che, in caso di “conta”, a Montecitorio i numeri non sarebbero stati a lui favorevoli, con Marcucci la strada si sta rivelando, come peraltro ampiamente previsto, decisamente più in salita. Ancor prima dell’incontro coi senatori all’assemblea di gruppo Letta ha avuto un incontro vis à vis con lo stesso Marcucci, che fine alla fine proverà a resistere.

La votazione è prevista per domani alle 9, le candidature dovranno pervenire entro le 20 di stasera ed è lo stesso capogruppo a rendere note le sue intenzioni: “Mi prenderò 24 ore per decidere cosa fare, e lo farò come sempre ho fatto in questi anni, parlando con i miei colleghi ed anche questa volta deciderò con loro, non deciderò da solo. Volete un partito del capo, dove non si discutono le decisioni del capo? Il Partito Democratico non sarà mai così. Domani sera (stasera, ndr) sarò puntuale con l’aggiornamento che vi spetta, e tornerò a scrivere circa le scelte che faro”, scrive sulla sua pagina Facebook.

Ma sembra, riferiscono fonti dem, che “i suoi colleghi” di area non siano del tutto propensi a immolarsi per la causa, “Niente Marcucci, o morte”, insomma, potremmo dire parafrasando l’ormai nota formula “O Conte o morte”. Anche perché all’orizzonte si prospetta una sorta di “compensazione”: un’ipotesi molto accreditata è infatti quella che vedrebbe al suo posto Simona Malpezzi (anche lei vicina a Base riformista) che lascerebbe il suo ruolo da sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento per assumere quello di capogruppo.

In alternativa i senatori dem potrebbero optare per Roberta Pinotti, proveniente da Areadem di Dario Franceschini, rimasta fuori da ruoli governativi e anche dalla nuova segreteria politica. In questo secondo caso, alla Camera potrebbe spuntarla nel ruolo lasciato libero da Delrio Marianna Madia, nome dato per vicino agli ex renziani ma non divisivo.

Tutto lascia presagire insomma che la spaccatura fra le correnti, con questo gioco di “compensazioni” non ci sarà anche perché dal Nazareno viene riferito dell’ottimismo del segretario Letta che “dopo i colloqui franchi e perciò costruttivi di oggi (ieri, ndr)” non abbandona l’idea di avere due donne a capo dei gruppi parlamentari dem, tanto da dire che “tra pisani e lucchesi si trova sempre un’intesa” (il segretario è pisano, Marcucci è di Lucca) anche se quest’ultimo – come dargli torto – non ha certo gradito il pressing degli ultimi giorni arrivato sulla sua persona, soprattutto in virtù della sua amicizia personale con Matteo Renzi più che sulla reale capacità di tenere il gruppo.