Carceri affollate e fuori controllo. Ma la politica si gira dall’altra parte. Allarme al Parlamento dal Garante dei detenuti. La tregua dovuta alla pandemia è un lontano ricordo

carceri Cartabia
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Prima la certificazione che il sistema delle carceri italiane “ha retto” durante la pandemia, poi i timori sul sovraffollamento che, dopo una breve tregua, torna a crescere destando preoccupazione. A lanciare l’allarme è il Garante dei detenuti, Mauro Palma, che ha presentato la relazione sulle carceri al Parlamento. Dopo il calo di presenze registrato nel 2020, quando i detenuti sono scesi da 60.971 dell’anno precedente a 53.329 ospiti, il dato, aggiornato al 7 giugno, ha ripreso a crescere.

Al momento le presenze nei penitenziari sono 53.661 unità ma il dato, seppur in lieve crescita, secondo il garante non deve trarre in inganno. I posti disponibili sulla carta sono 50.781 ma quelli effettivi sono appena 47.445. Secondo Palma il calo “è ovviamente dipeso dai minori ingressi dalla libertà nel periodo di chiusura sociale per il rischio di contagio e dal maggiore ricorso alla detenzione domiciliare”, ciò per merito più della magistratura di sorveglianza che per “l’efficacia dei timidi provvedimenti governativi adottati”, e per questo è facile prevedere che, con l’uscita definitiva dalla pandemia, il dato è destinato a schizzare.

Per questo chiede al Parlamento e al Governo di trovare misure idonee “per alleggerire la pressione” sulle carceri, trovando l’appoggio del presidente della Camera, Roberto Fico, che si è detto convinto che siano necessarie “soluzioni strutturali al problema del sovraffollamento carcerario che attualmente si configura per i detenuti come una pena aggiuntiva rispetto a quella cui sono stati condannati”. Motivo per il quale auspica “un intervento che consenta di ridurre la popolazione carceraria, favorendo in particolare il ricorso a misure alternative”.

Leggi anche: Le carceri italiane sono le più sovraffollate dell’Unione europea. Dietro le sbarre 120 detenuti ogni 100 posti. E il 26% sono over 50.

Dello stesso avviso anche la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che ha fatto sapere sia che a breve torneranno i colloqui in presenza che “il problema del sovraffollamento sta per riproporsi” e “va affrontato su una pluralità di fronti”. In particolare, secondo la guardasigilli, bisogna agire sulle “pene detentive brevissime” che, come rivelato nella relazione dal Garante, sono “ben 1.212” i detenuti che “sono stati condannati a una pena inferiore a un anno”, principalmente per reati relativi agli stupefacenti.

Peccato che riuscire a mettere d’accordo il Parlamento su misure che possano davvero alleggerire la pressione sulle carceri – e di riflesso sulla giustizia penale – sembra un’opera titanica. In queste ore, nonostante si parli di riforma, il tema sembra pressoché sparito dai radar dove, invece, si consuma la solita stucchevole faida tra giustizialisti e garantisti con il solo M5S che sembra cercare una soluzione.

DIRITTI NEGATI. Durante il suo intervento il Garante ha parlato a lungo anche dei diritti costituzionali di chi è recluso e che, sostanzialmente, sarebbero spesso disattesi. A riprova di ciò ricorda le recenti pronunce della Consulta, tra cui quella sull’ergastolo ostativo e sulla libertà condizionale, facendo notare che c’è ancora molto da fare. Quest’ultima, fa notare Palma, nel 2019 è stata concessa a un solo ergastolano “ovviamente non ostativo”, a quattro nel 2020 e nessuno nel 2021.

Numeri davvero risicati considerando che, al momento, gli ergastolani sono ben 1.801, di cui 1.259 ostativi. Ma c’è di più. Questo dato, unito al sovraffollamento, per Palma tradisce l’intento rieducativo della detenzione e, al contrario, mostra “il residuo popolare di desiderio di vendetta che ragiona come se ogni pena detentiva possa essere illimitata nel tempo, senza porsi il problema del domani e del fuori”.

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