Caso Almasri, la Camera vota il conflitto di attribuzioni per scudare anche Bartolozzi. Intanto il gip fissa la data del processo

La maggioranza solleva conflitto di attribuzioni alla Consulta per scudare Bartolozzi. Che intanto chiede di tornare in ruolo

Caso Almasri, la Camera vota il conflitto di attribuzioni per scudare anche Bartolozzi. Intanto il gip fissa la data del processo

In molti pensavano che le vette dell’ormai mitologico voto su “Ruby Rubacuori nipote di Mubarak” fossero inarrivabili. Ma ieri la maggioranza della Camera ha tentato di insidiare quel primato. Il centrodestra, infatti, ha votato compattamente per scudare l’ex capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, la magistrata (fresca di dimissioni da via Arenula dopo i referendum sulla Giustizia) Giusi Bartolozzi, accusata di false comunicazioni ai pubblici ministeri sul caso Almasri, il generale libico ricercato dalla Cpi, arrestato in Italia, liberato e rimpatriato con un volo di Stato.

Per la procura di Roma Bartolozzi avrebbe infatti reso dichiarazioni mendaci per occultare i reati di rifiuto di atti di ufficio, favoreggiamento e peculato ascritti al ministro Nordio, al collega Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, i quali, per quegli stessi reati, erano stati poi tutti salvati dal voto parlamentare.

Per il centrodestra il reato di Bartolozzi è in continuità con quello di Nordio

La tesi della maggioranza è che Bartolozzi abbia agito in continuità con l’azione del Guardasigilli e per questo, per estensione delle guarentigie previste per i membri dell’esecutivo, non possa essere punibile. Secondo la procura, invece, il reato contestato è a sé stante, non connesso e indipendente dall’azione ministeriale. E quindi Bartolozzi deve essere processata.

Si mira alla prescrizione

Tanto che proprio ieri, mentre la maggioranza dava il via libera alla proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta nei confronti del Tribunale ordinario di Roma, con 46 voti di scarto (le opposizioni avevano chiesto il voto segreto, negato dalla presidenza per timore di qualche franco-tiratore), il gip di Roma fissava per il prossimo 17 settembre il processo per Bartolozzi. Un messaggio. Anche rispetto alla possibile prescrizione del procedimento, che, secondo le opposizioni, sarebbe la reale motivazione di tutta l’operazione “scudo legale”.

Le reazioni dell’opposizione

“L’incresciosa saga del caso Almasri, nota come la genuflessione del governo italiano dinnanzi al tagliagole libico, oggi si arricchisce di una nuova pagina vergognosa: la richiesta di un salvacondotto dal processo a Bartolozzi, una clamorosa estensione dell’immunità che è concessa ai ministri o chi ha agito in concorso con i ministri. Un altro passo verso il baratro”, ha commentato il capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Federico Gianassi. “Di cosa ha paura il governo riguardo a Bartolozzi? Se le è contestato un reato si difenderà in sede penale”, ha aggiunto l’esponente dem.

“Sapete benissimo che non c’è una sola norma che vi autorizza a sollevare il conflitto di attribuzioni per scudare Bartolozzi”, aveva sottolineato prima del voto la deputata del Movimento cinque stelle, Valentina D’Orso, capogruppo in commissione Giustizia a Montecitorio. “Quasi quindici milioni di cittadini hanno detto chiaramente no alla vostra arroganza e al vostro amichettismo, al vostro desiderio di impunità e al vostro delirio di onnipotenza. Ma non l’avete capito. Scudare Giusi Bartolozzi è l’ennesima indecente violazione del diritto, ma va bene così perché andrete nuovamente a schiantarvi come al referendum”.

“Scudare Bartolozzi vuol dire ancora una volta agire in piena violazione della normativa vigente e collocare questa vicenda al di fuori di ogni crisma di legalità. Non si può garantire immunità a chi ha violato il diritto internazionale”, aveva aggiunto la collega M5s Carla Giuliano.

Intanto Bartolozzi chiede di tornare in servizio, ma…

Intanto lunedì, la Terza Commissione del Csm ha deliberato il ricollocamento in ruolo di Bartolozzi, nella stessa posizione presso la Corte di appello di Roma che ricopriva precedentemente. La delibera sul ricollocamento, in pianta organica flessibile, sarà portata al plenum, nella seduta del prossimo 22 aprile per il passaggio finale a Palazzo Bachelet. Era stata la stessa Bartolozzi a chiedere di tornare in ruolo, in quella magistratura, cioè, che lei stessa in televisione aveva definito “un plotone di esecuzione”, prima del referendum.

In realtà, è assai probabile che l’ex collaboratrice di Nordio in un tribunale del Lazio non ci andrà mai, è infatti in procinto di ricevere un incarico di prestigio dal ministero, ma lontano da Roma (si parla di Londra). Tuttavia il suo ritorno in ruolo, per quanto momentaneo, comporterà il trasferimento del procedimento che la riguarda da Roma alla procura di Perugia, titolare per le inchieste sui magistrati romani. Secondo molti un’altra manovra per avvicinarsi alla agognata prescrizione…