Se ne riparla a settembre. Un altro dossier, potenzialmente scottante, che la maggioranza preferisce rinviare a dopo l’estate è quello del caso Mps e delle chat tra l’ex direttore generale del Mef, Marcello Sala, e nove parlamentari, tra cui anche alcuni ministri di peso come Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini.
La procura di Milano ha infatti chiesto, negli scorsi mesi, di poter visionare le chat di Sala in merito all’indagine sulla scalata di Mps a Mediobanca. La maggioranza, finora, ha preso tempo chiedendo ai pm di motivare questa richiesta preventiva. Ora la procura ha risposto inviando una lettera alla Giunta per le autorizzazioni della Camera.
Caso Mps, la procura spiega ai parlamentari perché vuole accedere alle chat coi ministri
I pm hanno quindi spiegato perché vogliono visionare le chat di Sala che, comunque, è non indagato. Come non lo è, in questa indagine, nessun parlamentare e ministro. Gli approfondimenti della procura sul caso si sono fermati dopo che Sala ha comunicato di avere chat con nove parlamentari (tra cui alcuni membri del governo), costringendo così la procura a interpellare la Giunta per le autorizzazioni di Camera e Senato.
Come riporta Il Fatto Quotidiano citando la lettera inviata dai pm milanesi, la spiegazione data al Parlamento è che è necessario accedere a quelle chat per verificare che siano davvero con i parlamentari. Se l’accesso venisse negato, potrebbe “tradursi in una compromissione ingiustificata dell’efficacia delle indagini e dunque della risposta penale alla commissione dei reati”.
In sostanza, se i pm non accedono alle chat non possono neanche verificare chi siano stati realmente gli interlocutori di Sala e se sia vero o meno che ha discusso del caso Mps con questi parlamentari. Per la procura è importante approfondire la questione perché si tratta di una “delle principali operazioni di aggregazione bancaria con riflessi sull’intero equilibrio del capitalismo finanziario italiano”.
Inoltre i pm escludono il fumus persecutionis nei confronti di parlamentari e ministri perché dalle indagini non sono emersi reati a loro carico. Nella lettera, inoltre, verrebbe citato anche un altro ministro, come riporta ancora Il Fatto: Guido Crosetto. Il titolare della Difesa non è eletto in Parlamento ma in quanto ministro servirebbe comunque l’autorizzazione parlamentare.
Autorizzazione che per Crosetto però non è stata chiesta perché il suo nome è stato escluso dopo la ricerca per parole chiave: in sostanza ha sì parlato con Sala, ma di altro e non questioni che hanno a che vedere con l’indagine su Mps. Tanto che lo stesso Crosetto al Fatto precisa di non aver mai parlato di Mps con Sala, sottolineando come non ci sia nulla di strano nel fatto che un ministro parli con un dirigente del Mef.