Caso Open, la Procura di Firenze deposita nuovi atti

Caso Open, il Gup di Firenze ha accolto la richiesta di legali dei 15 imputati di rinviare l'udienza preliminare al prossimo 19 settembre.

La Procura di Firenze ha depositato nuovi atti di indagine all’udienza sul caso della Fondazione Open, che vede, tra gli imputati il leader di Italia Viva, Matteo Renzi e i parlamentari Luca Lotti e Maria Elena Boschi.

VOTO FINALE SU RIFORMA SENATO

Caso Open, il Gup di Firenze ha accolto la richiesta di legali dei 15 imputati di rinviare l’udienza preliminare al prossimo 19 settembre

La gup del tribunale di Firenze, Sara Farini, di fronte alla quale si sta svolgendo l’udienza preliminare, ha accolto la richiesta dei legali dei 15 imputati, di rinviare l’udienza al prossimo 19 settembre per consentire alle difese di esaminare i nuovi atti d’indagine, raccolti in circa mille pagine.

Insieme a Renzi, Lotti e Boschi, nell’inchiesta Open sono indagati l’ex presidente dell’omonima Fondazione Open, Alberto Bianchi, l’imprenditore Marco Carrai e Patrizio Donnini, Alfonso Toto, Riccardo Maestrelli, Carmine Ansalone, Giovanni Caruci e Pietro Di Lorenzo.

I pm della Procura di Firenze contestano agli indagati, a vario titolo, i reati di finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio, traffico di influenze.L’inchiesta su Open venne alla luce nel settembre del 2019, quando la procura delegò alla Guardia di finanza decine di perquisizioni.

All’avvocato Bianchi era stata sequestrata la lista dei finanziatori, molti dei quali poi risultati estranei all’inchiesta. Agli indagati Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi, nella loro veste di membri del consiglio direttivo di Open, e anche all’ex premier Renzi è contestato il reato di finanziamento illecito ai partiti.

A Lotti vengono contestati due episodi di corruzione per l’esercizio della funzione. Quando era al governo, tra il 2014 e il 2017, secondo le accuse mosse nell’ambito dell’inchiesta Open, l’ex ministro renziano si sarebbe adoperato per far approvare normative favorevoli alle società che avevano finanziato la Fondazione, la Toto Costruzioni e la British American Tobacco.

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