Caso Regeni vicino alla svolta. L’intelligence rivela: “Detenuto dalla polizia prima dell’omicidio”. Ma Il Cairo continua ad arrampicarsi sugli specchi

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Fonti dell’intelligence e di polizia riferiscono che il ricercatore italiano Giulio Regeni, torturato e ucciso al Cairo, sarebbe stato fermato dalla polizia e, poi, trasferito in un compund gestito dai servizi di sicurezza. La notizia arriva dall’agenzia Reuters che fa sapere di aver avuto conferma della notizia da tre funzionari dei servizi segreti egiziani e tre fonti di polizia, separatamente gli uni dagli altri. Una versione che, quindi, andrebbe a smentire la versione ufficiale fornita dalle autorità egiziane che avevano assicurato che i servizi di sicurezza non avevano arrestato il ragazzo italiano.

LA PRESA DI DISTANZE – Non ci stanno dall’Egitto. Immediata arriva la smentita da parte di una fonte del ministero degli Interni del Cairo che ha negato che il ricercatore italiano sia stato arrestato dalla polizia egiziana lo stesso giorno della sua scomparsa. “La polizia non ha fermato Regeni”, ha detto la fonte al sito di notizie ‘Youm 7’, “non l’ha trattenuto in alcuna sua sede, quelle che circolano al riguardo sono mere illazioni volte a minare il lavoro della sicurezza egiziana e a indebolire le istituzioni dello Stato”. La guerra diplomatica prosegue. Senza che però dal Cairo si decidano a vuotare il sacco e a farci sapere la verità.

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di Gaetano Pedullà

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