Caso Venezi-La Fenice, il governo si chiama fuori dal licenziamento. Il sovrintendente: “Ha fatto dichiarazioni lesive per l’istituzione”

Festeggiano i sindacati di tutte le maestranze del Teatro la Fenice di Venezia: "Abbiamo vinto perché non abbiamo mai abbassato lo sguardo"

Caso Venezi-La Fenice, il governo si chiama fuori dal licenziamento. Il sovrintendente: “Ha fatto dichiarazioni lesive per l’istituzione”

Nel licenziamento di Beatrice Venezi da parte del Teatro la Fenice di Venezia, “il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun ‘via libera’”. È quanto ha precisato ieri Palazzo Chigi, intervenuto per rettificare quanto scritto ieri sulla vicenda (“È privo di ogni fondamento quanto riportato oggi in un articolo del Corriere della Sera sulla decisione del Teatro La Fenice di annullare tutte le future collaborazioni con il Maestro Venezi”, si legge nella nota). La fine del contratto, insomma, sarebbe una scelta totalmente attribuibile al sovrintendente del teatro, Nicola Colabianchi.

Anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli è intervenuto per confermare la versione di Palazzo Chigi, a proposito della libera e autonoma scelta del sovrintende della Fondazione Teatro La Fenice, Colabianchi, in relazione al licenziamento. per il ministero, si tratta “a tutti gli effetti di un atto insindacabile, pur condiviso appieno dal Ministro, sul quale il Governo non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento”.

Colabianchi: “Mi è costato tagliare Venezi”

Dal canto suo, il sovrintendente ha spiegato alla Tgr Rai Veneto che tagliare Venezi “mi è costato, ovviamente, perché non era previsto”. Ma la bacchetta più amata da Giorgia Meloni “ha fatto dichiarazioni che io non potevo pensare che volesse reiterare e questo ha determinato una decisione definitiva. Ha fatto dichiarazioni lesive della dignità dell’istituzione e questo non era più tollerabile”. Il riferimento è alle frasi rivolte dalla direttrice ai componenti dell’orchestra, che avrebbero ereditato il posto dai genitori.

Per quanto riguarda il nuovo direttore musicale Colabianchi prende tempo: “Non è una figura obbligatoria, non è urgente procedere a questa nomina. Abbiamo tempo di rifletterci e troveremo la soluzione più opportuna”.

Festeggiano i lavoratori: “Mai piegato lo sguardo”

Dall’altra parte della barricata ci sono i sindacati, soddisfatti per l’addio alla bionda direttrice, ma che non recedono dalla richiesta di dimissioni dello stesso Colabianchi. Intanto ieri la Rsu della Fondazione ha espresso “soddisfazione” per la decisione della Direzione di annullare tutte le collaborazioni con Venezi.

“Si tratta di un atto doveroso nei confronti di un’istituzione d’eccellenza e delle sue maestranze, le cui professionalità sono state oggetto di dichiarazioni pubbliche gravi, infondate e lesive della dignità del lavoro”, si legge in una nota sottoscritta da tutti i sindacati.

“La solidarietà di tutte le Fondazioni liriche italiane e non, nonché delle più varie realtà culturali, ha dato alla nostra battaglia una forza che spesso ci ha commossi”, aggiungono le maestranze del teatro, “Siamo orgogliosi di non aver abbassato mai nemmeno per un secondo il nostro sguardo a conferma che la cultura e la musica non hanno colori e non temono il confronto con la verità”.