Castellucci non ha mai smesso di comandare. Pure dopo l’addio ad Autostrade. Le intercettazioni lo inchiodano. E c’è chi lo definisce “un pazzo”

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Sembra incredibile eppure dalle intercettazioni dello scandalo Autostrade continuano ad emergere particolari choc. Nonostante fosse ormai uscito dall’azienda, l’ex ad Giovanni Castellucci (nella foto) era in realtà ancora più che capace di influire sulle decisioni societarie. La circostanza appare chiara da diverse intercettazioni tra cui quella del 03 marzo 2020 tra Gianni Mion, presidente di Edizione ossia la holding dei Benetton, e Carlo Bertazzo, attuale ad di Atlantia. Nel corso della conversazione, scrivono gli investigatori, “il primo riferisce al secondo che Castellucci, pur essendo uscito dall’azienda da oltre un anno, sta continuando a governare il processo aziendale cercando di seminare il concetto secondo il quale Gilberto Benetton e il consiglio di Atlantia fossero a conoscenza delle omesse manutenzioni sulla rete”.

A prendere la parola è Mion: “Vabbè comunque è andata così, cioè… lo facciamo con un anno e mezzo di ritardo… però la verità è che, vuol dire che, Castellucci sta ancora governando il processo eh?”. Bertazzo è lapidario “eh si…”. Mion lo incalza: “No! Ma è molto importante… vabbè ma adesso lui sta seminando sto concetto, ma io non escludo perché sa… (incomprensibile)… lui può darsi che abbia detto tre o quattro cazzate… Gilberto chissà cosa ha capito no? (…) Il nostro problema è l’incompetenza di Gilberto… non possiamo dirlo, no?”. Bertazzo è in difficoltà: “Emh emh”. Poco dopo la conversazione prosegue e si torna a parlare di Castellucci che, scrivono i pm, “si sta adoperando, in accordo con Boffa Ermanno (marito di Sabrina Benetton) a ricercare nuovi azionisti in Atlantia”.

Mion sembra preoccupato: “Devo fare anche un discorso… ho detto a Boffa che gli voglio parlare anche, diciamo non al telefono perché… eh, diciamo oggi, diciamo ho avuto una conferma che per esempio lui… questo cazzo di Castellucci bisogna che lo molli”. Bertazzo sgrana gli occhi: “Ma perché lui gli parla ancora?”. Mion precisa: “Questo non lo so ma oggi ho addirittura sentito che Castellucci si sta offrendo in giro per creare aggregazioni per vendere Atlantia, per comprare Atlantia”. L’ad di Atlantia è senza parole “questo è pazzo!” e Mion conferma “esatto (…) Ma non si rende neanche conto dove sta messo perché io so delle cose… che succedono a Genova… che, come dire? A lui converrebbe andare in qualche altro posto” e Bertazzo conferma: “Sì, gli converrebbe andare in Medio Oriente”.

LA TRATTATIVA
Dalle carte emerge anche che dopo il crollo del ponte Morandi, Castellucci ha “cercato con ogni mezzo di ricostruire i buoni rapporti con lo Stato” per salvare la ricca concessione statale fornendo un aiuto economico per il salvataggio della Banca Carige. Il 30 ottobre 2018, due mesi e mezzo dopo il crollo del Morandi, Giovanni Toti telefona all’ex ad di Aspi. “Senti Gianni ho parlato adesso a lungo con Modiano (Pietro, all’epoca dei fatti presidente di Carige) per la roba che ti ha proposto di Carige”, esordisce il governatore della Liguria, “ovvio che noi lo saluteremmo con grande favore, non so quale effetto possa avere io con Giorgetti” l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio e numero due della Lega. “Ovviamente una volta che tu mi dici che c’è la disponibilità io ci parlo con Giorgetti e con Salvini eh, per dirgli che è una cosa ovviamente concordata” spiega Toti. Ma Castellucci è prudente: “Il problema è che per venderlo ai miei azionisti ho bisogno che sia all’interno di un quadro”. Toti sembra recepire l’allusione “eh lo so bene” e così dice che “possiamo chiedere alla Lega, e dire ragazzi, noi ci stiamo esponendo per salvarvi una banca e togliervi rotture di coglioni…poi se non ne tenete conto siete dei pazzi!”.