Cercasi un leader forte. Subito gli Stati Generali M5S. Archiviato l’election day il Movimento va riorganizzato. Per il futuro occorre anche una linea chiara sulle alleanze

di Giuseppe Vatinno
Politica

Il dato che emerge dalle Regionali è che i Cinque Stelle hanno bisogno di una guida – collegiale (come chiedono i big del Movimento) o elitaria (spinta dal duo Casaleggio-Di Battista) – ma hanno bisogno di una guida forte e chiaramente riconoscibile perché c’è stata veramente troppa confusione di indirizzo politico. Si badi bene che le regionali sono solo la ciliegina sulla torta, ma poi c’è la torta, e cioè mesi di indecisioni e di contestazioni – che se pur segno di vitalità democratica – hanno contribuito a creare sconcerto negli elettori, si veda ad esempio, per limitarci ad esempi recenti, la lettera contro la piattaforma Rousseau o la lettera anti-Conte sui Servizi segreti.

Il Movimento tiene, ha riportato, soprattutto grazie all’impegno di Luigi Di Maio, una bella vittoria al referendum, ma su alcuni casi concreti, come la Puglia e le Marche si poteva fare meglio con alleanze con il Pd. Vito Crimi, ha l’interim della reggenza dopo le dimissioni post Europee di Di Maio e si è comportato bene in frangenti assai burrascosi per il Movimento, ma ora è necessario un chiaro ed deciso cambio di rotta che deve iniziare intanto dalla convocazione immediata dei famosi Stati Generali per troppo tempo rimandati anche a causa della pandemia, ma che ora devono concretizzarsi con l’elezione di una guida forte ed autorevole, non importa se collegiale o no, ma comunque occorre uscire dalle pastoie di una incertezza che pesa come una palla di ferro ai piedi del Movimento.

Occorre qualcuno che alla fine decida e lo faccia in maniera responsabile e con lungimiranza. Occorre un timoniere, a cui si candida di fatto Di Maio, che tenga dritta la barra del veliero pentastellato perché se no non si va da nessuna parte e la storia ha dimostrato, si guardi il caso di Matteo Renzi che raggiunse il 40% alle europee per perdere tutto qualche anno dopo, che l’elettorato è attento e non perdona niente. E così nel prossimo “congresso politico” – sarebbe meglio chiamarlo per quello che è – si gioca il futuro dei Cinque Stelle senza se e senza ma. Un ulteriore rinvio, ma anche solo la percezione di un tentennamento, di un ritardo, di una incertezza o peggio di una non convinzione sarebbero letali per il Movimento stesso che per andare avanti deve ritrovare se non lo spirito iniziale almeno una guida autorevole le cui decisioni devono poi essere eseguite una volta esaurito il necessario dibattito democratico.

Ora le regionali sono passate e anche il referendum, non c’è più alcun alibi, non si può rimandare. E questo Congresso non deve solo identificare chiaramente una leadership, ma anche e soprattutto deve fare ordine perché senza di questo anche la guida non può che risultare indebolita. Non vogliamo più vedere lettere, letterine, letterone, sia a livello parlamentare che comunale, che attaccano persone singole per sola invidia di potere. Se i Cinque Stelle si richiamano, e questo è evidente già dal nome utilizzato, Stati Generali, alla Rivoluzione francese dovrebbero anche sapere come andò a finire alla lunga e quello che successe quando Maximilien de Robespierre prese il potere e scatenò il periodo del Terrore.

Un percorso fisiologico nei movimenti populisti, ma proprio perché si conosce la Storia a volte si può evitare. Dei buoni Stati Generali, opportunamente rappresentativi di tutto il Movimento, possono veramente far ripartire e proiettare il Movimento stesso in quella terza fase, dopo quella spontaneista quella governativa, fase che potremmo definire della “piena maturità” che rappresenterebbe un sicuro viatico per il futuro.