Chi sbarca in Italia sbarca in Europa. Roma detta la linea sui migranti. Il ministro Lamorgese incassa l’Ok di Parigi e Berlino. Redistribuiti anche gli emigranti per motivi economici

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Sulle politiche migratorie si volta pagina. L’Italia da oggi non sarà più sola. Il principio che “chi sbarca in Italia sbarca in Europa” è passato in un accordo raggiunto a La Valletta tra i ministri dell’Interno di Italia, Francia, Germania e Malta, con il supporto del commissario Ue agli Affari interni e del ministro della Finlandia, paese che ha la presidenza di turno della Ue. L’intesa verrà sottoposta l’8 ottobre agli altri 24 ministri dell’Interno europei in Lussemburgo. Al suo debutto, il numero uno del Viminale, Luciana Lamorgese, porta a casa un risultato il cui esito – secondo le sue stesse parole – “non era così scontato”.

PATTI CHIARI. L’accordo prevede un meccanismo di “redistribuzione dei migranti su base obbligatoria” con un sistema di quote che verrà stabilito in base a quanti dei 28 paesi Ue parteciperanno all’accordo. La ricollocazione avverrà in tempi rapidissimi, al massimo 4 settimane. Una volta ridistribuiti, i migranti non saranno più a carico del paese in cui sono arrivati ma di quello di accoglienza. E’ previsto un meccanismo di rotazione dei porti di sbarco, su base volontaria. Nell’accordo si parla di “progetto pilota” da monitorare in sede di applicazione e di estensione dell’intesa al maggior numero possibile di paesi comunitari. Ma soprattutto l’Italia ottiene che la redistribuzione dei migranti riguardi tutti i richiedenti asilo e non solo di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato.

Dunque anche i migranti economici, su cui la Francia faceva resistenza. Sarà il paese che li accoglierà a verificare la presenza o meno dei requisiti per ottenere l’accoglimento della domanda. E a farsi carico degli eventuali rimpatri. Si archivia così il concetto di paese di primo approdo, gettando le basi per il superamento del regolamento di Dublino. I migranti che rientrano in questo accordo sono quelli ‘’salvati in mare dalle Ong o da navi militari”. Dall’accordo sono esclusi quanti autonomamente raggiungono, su barche e barchini, le coste italiane e di Malta.

ALTRO CHE PORTI APERTI. In questo caso il problema sarà “evitare le partenze, evitare che i migranti rischino la vita”. Lamorgese parla di corridoi umanitari e conferma che gli accordi con la Libia “restano”. Parigi e Berlino festeggiano il nuovo corso italiano e promettono soluzioni europee coordinate per far fronte alle sfide migratorie. Il commissario Ue, Dimitri Avramopoulos, auspica solidarietà da tutti gli Stati membri. Non sono previste sanzioni per chi non aderiranno ma la linea emersa è quella di andare in questa direzione. Il governo ci tiene a far sapere che non ha nessuna intenzione di aprire i porti indiscriminatamente e di deflettere da una linea che coniughi solidarietà e rigore.

E così, da New York, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte garantisce che “non accetteremo nessun meccanismo che possa essere incentivante per nuovi arrivi” e che la politica “sarà sempre rigorosa, non arretreremo di un millimetro: l’Italia deve rispettare le convenzioni internazionali ma uno Stato sovrano deve contrastare traffici illeciti e immigrazione clandestina”. E, sempre dalla Grande mela, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invita a non cedere a facili entusiasmi: fa i complimenti a Lamorgese ma aggiunge: “La redistribuzione non è la soluzione al fenomeno migratorio, la risposta sono il blocco delle partenze – per questo dobbiamo stabilizzare la Libia e su questo ci sarà un importante incontro co-presieduto da Francia e Italia qui – e i rimpatri”. E su quest’ultimo fronte annuncia novità al suo ritorno.

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di Gaetano Pedullà

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