Chiesto il rinvio sulla Gregoretti. Ma Gasparri tenta la melina. Lunedì il presidente della Giunta incontrerà la Casellati. E intanto presenta la relazione che assolve già il leader della Lega

di Laura Tecce
Politica

Come da copione Maurizio Gasparri, presidente della Giunta delle immunità del Senato, che deve decidere se concedere o meno il via libera al processo per Matteo Salvini sulla vicenda della nave Gregoretti – come chiesto dal Tribunale dei ministri di Catania – nella sua relazione di ieri ha proposto di dire no all’autorizzazione a procedere. E ha chiamato in causa il premier Giuseppe Conte: “A prescindere dalla configurabilità o meno di un concorso nel reato del presidente Conte, sicuramente è configurabile un coinvolgimento politico-governativo di quest’ultimo, comprovato innanzitutto dalla assenza di qualsivoglia presa di posizione contraria sulla conduzione del caso Gregoretti da parte del ministro Salvini e sulle scelte dallo stesso operate”.

Difesa scontata da parte dell’alleato forzista, la vera battaglia infatti ora è un’altra: è tutta sulla data del voto definitivo in Giunta, fissata inizialmente il 20 gennaio, ma contestata ieri a gran voce da tutta la maggioranza giallorossa. “La questione della data a me non interessa, si discuterà quando si dovrà discutere. Me ne occuperò lunedì e mi confronterò con il presidente Casellati”. Così Gasparri liquida la grana e rimanda alla prossima settimana la decisione sul voto della Giunta. Ma a questo punto cosa potrebbe accadere? Se la presidente non solleverà obiezione sulla richiesta di rinvio avanzata dalla maggioranza, nulla quaestio. Diversamente, se l’orientamento dovesse essere quello di procedere alla votazione comunque entro il 20 gennaio, i giallorossi chiederanno la convocazione dell’ufficio di presidenza della Giunta per mettere ai voti la richiesta di rinvio.

Ovvio che dal M5S, Italia Viva, LeU e Pd l’obiettivo comune è far scattare la decisione dopo le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria per neutralizzare la possibilità che la propaganda salviniana possa utilizzare la vicenda facendo passare il leader come una sorta di martire, in balia di un tentativo di eliminazione dell’avversario per via giudiziaria. E ha subito colto la palla al balzo, infatti, il Capitano per accusare i giallorossi, in primis gli ex alleati pentastellati, di avere paura di perdere la faccia: “Sono senza onore e senza dignità”, ha tuonato Salvini. A stretto giro la replica della vicepresidente del Senato, la grillina Paola Taverna: “Senza dignità è chi ha abusato dei suoi poteri per fare propaganda senza mai gestire veramente l’immigrazione. Da quando Salvini non è più ministro, sono aumentati rimpatri e ricollocamenti”.

Entra invece nel merito delle accuse di strumentalizzazione il segretario dem Nicola Zingaretti, rivendicando la richiesta di rinvio avanzata dal suo partito escludendo ogni valenza politica sul caso Gregoretti e sottolineando come “Gli avversari politici si sconfiggono con la politica e non le manette. Ovvio che rispetto a delle richieste delle procure bisogna entrare nel merito e non dando giudizi politici perché questa non è mai stata la nostra cultura, non lo è oggi e non lo sarà in futuro. ”. A mettere definitivamente al tappeto il Capitano è il capogruppo al Senato del Partito democratico Andrea Marcucci: “Per Salvini sulla vicenda Gregoretti siamo senza dignità? Salvini parla spesso a sproposito e questo è uno di quei casi. Ieri (mercoledì, ndr) abbiamo fatto la riunione dei capigruppo e abbiamo deciso all’unanimità che nella settimana precedente alle elezioni in Emilia-Romagna e Calabria, com’è costume del Parlamento, non ci sarebbero state nè commissioni nè aula. L’abbiamo votato all’unanimità, Lega compresa, nella capigruppo e poi anche in aula. Non capisco, forse votano a sproposito oppure non ascoltano”. Gioco, partita, incontro. KO tecnico.