Una volta il sistema sanitario lombardo era il fiore all’occhiello (anche) del centrodestra. Oggi proprio il centrodestra quel sistema virtuoso lo ha scassato. E, ironia della sorte, a lanciare l’allarme, ieri, è stata Comunione e Liberazione, grande protagonista del mondo sanitario di formigoniana memoria. Secondo il rapporto “Sussidiarietà e… Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà presentato ieri, il sistema lombardo “sta perdendo le caratteristiche di universalismo ed equità” e non riesce a garantire “tempestività dei servizi”, nonostante la quota di spesa sanitaria in Lombardia pro-capite diretta sia “la più alta d’Italia, più di 1.000 euro all’anno”.
Sanità: il 5,3% dei lombardi rinuncia a curarsi, il 9,5% alle visite specialistiche
Inoltre, aggiunge lo studio ciellino, il sistema è deficitario anche rispetto all’accesso alle cure, visto che il 5,3% dei lombardi, secondo i dati Istat, dichiara di rinunciare ad accertamenti medici, collocando la regione “al settimo posto nel panorama nazionale. L’incidenza sale al 9,5% per la rinuncia alle visite specialistiche“. Nel 53,4% dei casi la motivazione “è causata da liste d’attesa troppo lunghe”; il 33,6% delle rinunce hanno come motivo “i costi eccessivi delle prestazioni”, mentre l’11,9% dei cittadini lamenta “eccessiva distanza dei servizi”.
Lombardia solo 12esima per la tempestività delle cure
In Lombardia, continua lo studio, impietoso, risultano effettuate entro i tempi stabiliti l’84,54% delle visite specialistiche o esami diagnostici che devono essere garantiti entro 10 giorni dalla prescrizione, un’incidenza – si legge nel report – “che colloca la Lombardia al 12° posto tra le regioni italiane (la media nazionale è 82,87%)”.
Intanto i privati guadagnano con il monopolio della cardiologia, cardiochirurgia e ortopedia
L’offerta di servizi sanitari in Lombardia è caratterizzata “da una forte presenza di privati accreditati” a cui “viene destinato il 27,2% della spesa pubblica sanitaria, seconda regione dopo il Lazio (29,3%)”. In particolare, la Sanità privata della città di Milano – se si considerano anche i pazienti fuori Regione – raggiunge percentuali tra l’85 e il 97% degli interventi e ricoveri di cardiologia, cardiochirurgia, ortopedia, servizi ad alto fatturato.
Accuse rispedite al mittente dal presidente lombardo Attilio Fontana, per il quale, con l’avvio del Centro unico di prenotazione (Cup) a fine marzo, “abbiamo registrato un incremento del 21% per le prestazioni urgenti e dell’11% per quelle differibili”.