Cisgiordania, Hamas applaude la condanna di 20 Paesi contro le misure israeliane: “Passo nella giusta direzione contro l’annessione”

Hamas accoglie la dichiarazione di quasi 20 Paesi che condanna le misure di Israele in Cisgiordania e parla di annessione di fatto.

Cisgiordania, Hamas applaude la condanna di 20 Paesi contro le misure israeliane: “Passo nella giusta direzione contro l’annessione”

Dopo le recenti misure adottate da Benjamin Netanyahu per rafforzare il controllo sulla Cisgiordania, è arrivato il documento di condanna firmato da quasi venti Paesi. Un testo schietto e comprensibile che ha infastidito Tel Aviv mentre ha ricevuto il plauso del movimento islamista Hamas.

Del resto la dichiarazione parla chiaro e non usa giri di parole. Quella di Israele, infatti, viene definita una “chiara strategia volta a modificare la situazione sul campo”, trasformandosi, secondo il testo, in “un’inaccettabile annessione di fatto”.

I firmatari – una ventina di governi – condannano “con la massima fermezza” le nuove misure israeliane, ritenute un attacco diretto alla vitalità di uno Stato palestinese e alla prospettiva della soluzione dei due Stati che appare ormai poco più che uno sbiadito ricordo.

Cisgiordania, Hamas chiede di fare pressioni e sanzioni contro Israele

Hamasm ricevuta notizia di questo documento, non si è limitato a un mero applauso. Infatti il movimento definisce il testo “un passo nella giusta direzione” contro quelli che chiama piani espansionistici dell’occupazione, accusando Israele di violare il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite. Ma c’è di più. Il movimento invita i Paesi firmatari – e “tutti gli Stati del mondo” – a imporre sanzioni deterrenti e a esercitare pressioni sul governo israeliano affinché revochi le decisioni contestate.

Difficile, se non impossibile, che si vada verso questa soluzione. Il documento internazionale, infatti, si limita a invitare Israele a revocare immediatamente le misure e a rispettare i propri obblighi, con un richiamo al diritto internazionale che, come noto, sembra indigesto all’amministrazione Netanyahu.