Venti miliardi di euro. Non è una stima teorica, né una proiezione lontana, ma è il conto salato pagato dall’agricoltura italiana negli ultimi quattro anni a causa del cambiamento climatico e degli eventi estremi che funestano le coltivazioni italiane. A dirlo è Coldiretti, che a Bologna ha portato in piazza cinquemila agricoltori per chiedere provvedimenti urgenti al governo.
L’Italia spaccata in due: il nord è sott’acqua, mentre il sud è senz’acqua
Un meteo che ormai da anni ha letteralmente spaccato in due l’Italia, con le alluvioni che flagellano il nord, mentre la siccità – ormai cronica – travolge il Sud Italia. Uno scenario da incubo che ha gravissime ripercussioni sulle aziende agricole che arrancano, tra raccolti persi e costi che lievitano a dismisura. Il 2023 si conferma come una dolorosa cicatrice, soprattutto in Emilia-Romagna, travolta da eventi estremi che hanno messo in ginocchio un territorio simbolo del Made in Italy agroalimentare.
Ma negli anni successivi la situazione non è granché migliorata. Soltanto guardando l’ultimo anno si contano quasi 2.800 fenomeni climatici violenti tra nubifragi, tempeste e ondate di calore, che hanno sferzato tutta la penisola. Cosa ancora peggiore è che l’Italia si conferma come il territorio più colpito. Dati alla mano, nel nostro Paese si registrano più di un quarto dei fenomeni estremi che hanno interessato l’Europa. Un primato poco invidiabile che richiede azioni immediate per mitigare i danni o almeno il rischio idrogeologico.
Un rischio diretto per il Made in Italy
Particolarmente emblematica è la situazione dell’agricoltura che in Emilia-Romagna vale oltre 37 miliardi di euro. E di un’agricoltura nazionale in cui il 41% del valore aggiunto dipende dall’irrigazione. E appare chiaro che senza la quantità giusta acqua la filiera si spezza.
Davanti a questo vero e proprio dramma, Coldiretti ha rilanciato il piano invasi di cui si discute ormai da anni. Sostanzialmente l’idea è di potenziare il sistema di bacini, i sistemi di pompaggio, e la raccolta dell’acqua piovana, così da dare una mano concreta a territori che oggi sostengono il peso di precipitazioni a dir poco eccessive. Un piano che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire meno esondazioni, più sicurezza e anche un aumento della produzione di energia pulita.