Complotto, un brand di successo. Il marchio dell’App “Immuni” richiama Matrix. Tra mille teoremi e paure meglio affidarsi alle favole

di Giuseppe Vatinno
Cronaca

Tutti abbiamo imparato a conoscerne il nome, Immuni, l’app che ci traccerà. Ma c’è un particolare poco conosciuto: l’App è di una società che si chiama Bending Spoon e fa riferimento ad una trilogia di film molto famosi, Matrix. Il titolo e la grafica rimandano alla capacità paranormale di un piccolo monaco buddista di piegare i cucchiai con la forza del pensiero. Quindi il riferimento è al mondo del mistero, del paranormale, dell’indefinito, del favolistico che in effetti non sarebbe proprio il massimo per un oggetto che deve fare cose molto concrete e affidabili come tracciare i movimenti della popolazione italiana.

Nella sociologia della pandemia questo fatto è significativo: assistiamo al sorgere di complottismi ogni dove: da baggianate clamorose come il fatto che il virus sarebbe propagato dalla telefonia 5G, a improbabili misture salvifiche, a complotti di ogni tipo su Bill Gates e Barack Obama che “sapevano tutto” o a dati clamorosamente sbagliati sull’influenza che i complottisti (in verità non solo loro) considerano più pericolosa del virus pandemico e via dicendo. Si tratta, a ben pensare, di un vero e proprio ribaltamento culturale di valori: una volta c’era ad esempio la pubblicità di certi biscotti, con un martello ed un atleta che colpiva una incudine.

Idea di armonia, forza, potenza e soprattutto affidabilità. Ora abbiamo un cucchiaio moscio per un’App salvifica. Di strada si può dire che ne abbiamo fatta, ma alla rovescia. Mentre in questi tempi incerti e pericolosi la scienza deve essere l’unica via maestra, dobbiamo convivere con queste idee balzane, questo “spirito del tempo” involuto e magico che ci proietta direttamente nei recessi più oscuri di un medioevo che pensavamo appartenesse ormai solo ai romanzi e ai film di fantasia. Ed in questo i Social hanno molta responsabilità. Si badi bene, i Social ma non Internet, il Web e la telematica che invece stanno svolgendo un ruolo ineliminabile nel supportare videoconferenze, burocrazia, approvvigionamenti. I social invece si dimostrano spesso perniciosi perché sono il campo in cui imperversano indisturbate fake news, bugie, manipolazioni (ancora peggio), distorsioni, banalità.

È un fenomeno che uno studioso accorto come Umberto Eco aveva ben identificato da esperto della semiotica e della comunicazione. I Social divengono per i complottisti un vero e proprio habitat, un “paradiso dei cretini”, su cui tesi bislacche e logicamente bacate, divengono invece teoremi di logica goedeliana. Chi non ha ricevuto su WhatsApp – che è considerata ormai un Social – farneticanti messaggi audio senza fonte di improbabili “amici” o “cugini” che danno notizie allarmistiche? La cosa sorprendente è che in menti deboli tali spot vengono non solo recepiti pienamente ma sono addirittura amplificati e magnificati con un tam tam mediatico che raggiunge capillarmente migliaia di persone contribuendo così a edificare quel milieu di stupidate che, opportunatamente cotto e sedimentato nella perversa fucina complottista, diviene improvvisamente “verità” apoditticamente accettata.