Raffica di condanne al processo d’Appello per la rimborsopoli lombarda. Un anno e otto mesi al capogruppo della Lega al Senato Romeo

rimborsopoli Minetti
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Spese pazze, ma soprattutto allegre. Tre milioni di euro tra sushi, aragoste e persino fuochi d’artificio. Tutto, indebitamente, a carico dei contribuenti. Almeno secondo la Corte d’Appello di Milano che ha confermato ieri la condanna a un anno e 8 mesi per peculato a carico dell’attuale capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo. Per la cosiddetta Rimborsopoli alla Regione Lombardia. Costata carissimo anche all’ex igienista dentale di Berlusconi, Nicole Minetti, che ha patteggiato un anno e un mese (in continuazione con i 2 anni e 10 mesi inflitti per il processo Ruby bis). E a Renzo Bossi, figlio del fondatore del Carroccio, Umberto: il Trota è stato condannato a 2 anni e mezzo ma si è visto revocare la confisca disposta a suo carico in primo grado.

Tutto nasce da un’inchiesta della Procura di Milano chiusa nel 2014. Dopo che, tra i conti dei gruppi consiliari regionali, gli uomini della Guardia di Finanza avevano trovato di tutto. Dagli scontrini della colazione in pasticceria alle ricevute di taxi e auto a noleggio. Persino lecca lecca e biglietti del gratta e vinci. Tutto rendicontato e messo in conto ai contribuenti. Come le cene a base di sushi, ostriche e aragoste. Senza disdegnare neppure articoli di elettronica, dalle stampanti alle web cam, e giocattoli. Un andazzo generalizzato che a coinvolto ben 52 imputati. Tra cui anche l’eurodeputato della Lega, Angelo Ciocca (condannato ad un anno e 6 mesi), protagonista nel 2018 per essersi sfilato una scarpa con la quale martellò le carte dell’incredulo commissario Ue all’Economia, Pierre Moscovici.

Via libera della Corte anche al “concordato in appello”, ovvero al patteggiamento, per 11 politici o ex consiglieri regionali, tra cui la Minetti. La pena più alta, 4 anni e 2 mesi, è stata inflitta, invece, all’ex capogruppo della Lega al Pirellone, Stefano Galli, che tra le varie voci di spesa aveva richiesto un rimborso di ben 6.180 euro per l’organizzazione di un banchetto per 103 invitati in occasione del matrimonio della figlia. I giudici di secondo grado hanno inoltre condannato, sempre per peculato, anche due ex assessori dell’allora giunta regionale guidata da Formigoni: Monica Rizzi (a 2 anni e 1 mesi) e Massimo Buscemi (a 2 anni e 2 mesi).

Accolto anche il patteggiamento proposto da Alessandro Colucci, deputato del gruppo misto (1 anno, 8 mesi e 20 giorni). I giudici hanno, invece, dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Stefano Maullu, all’epoca dei fatti anche lui coinvolto nell’inchiesta in qualità di consigliere regionale. Sostanzialmente confermate le condanne per altri 39 imputati, in alcuni casi con pene riviste per parziale prescrizione, come nel caso dei rimborsi risalenti al 2008. Secondo quanto concluse l’inchiesta condotta dalla Procura di Milano, tra il 2008 e il 2012, i 52 politici coinvolti nella rimborsopoli lombarda si sarebbero fatti restituire un totale di circa tre milioni di euro, in gran parte utilizzati per scopi personali che nulla avevano a che fare con l’attività istituzionale.

Tra le voci di spesa, saltate fuori dopo il sequestro della documentazione presentata al Consiglio regionale lombardo, spiccavano, oltre a quanto già ricordato, ricevute per l’acquisto di pacchetti di chewing gum, feltrini per le sedie e addirittura cartucce da caccia. Ma spulciando tra i rendiconti dei consiglieri regionali, la Guardia di Finanza ripescò persino uno scontrino della libreria per l’acquisto di una copia di Mignottocrazia, il libro del giornalista Paolo Guzzanti, acquistato dalla Minetti, sempre e rigorosamente con soldi pubblici.

E poi Mojito – il cocktail reso celebre dalle vacanze del leader della Lega, Matteo Salvini, al Papeete Beach di Milano Marittima dove, nel 2019, aprì la crisi del Governo Conte I – Campari, Negroni, patatine, barrette ipocaloriche, giornali, sigarette, un iPhone, auricolari e anche una copia di un altro libro: Carta Straccia di Giampaolo Pansa. Ma forse La Casta sarebbe stato più adatto al tema.