Conte mago del negoziato. Ma resta il no alle eurotrappole. Parla l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Adinolfi: “I Recovery Fund sono di fatto bond comuni per la crisi”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Un’Europa “a tinte fosche” quella che esce dopo le settimane di emergenza coronavirus. Perché sè vero che tanti errori del passato sono stati evitati, restano pesanti perplessità, specie sullo strumento dei prestiti. Una lettura lucida, quella dell’europarlamentare M5S Isabella Adinolfi, secondo cui “grazie anche al ruolo dell’Italia non vedremo più nuovi casi come quelli visti in Grecia”.

Il Movimento si è detto in fin dei conti soddisfatto anche del Sure.
Assolutamente. Positiva è la nascita di una Europa sociale con lo strumento Sure che, pur non essendo esattamente quello che avremmo voluto, è tuttavia un inizio. I cittadini aspettavano da tanti anni che nascesse il pilastro sociale europeo e adesso ne gettiamo le basi.

E allora cos’è che non le torna?
Il diavolo si nasconde nei dettagli, quindi vogliamo vedere e studiare tutti i regolamenti e le decisioni che l’Europa prenderà nelle prossime settimane perché da questi costruiremo l’Europa del domani.

Crede che che l’Europa, dinanzi all’emergenza, ha mostrato maggiormente i suoi lati positivi o quelli negativi?
È un pareggio finora. Nutro delle perplessità sull’abuso dello strumento dei prestiti. A Berlino e L’Aja devono capire che l’Europa è una comunità di cittadini e non una banca che presta soldi.

Ci sono classi intere di lavoratori che stanno già facendo enorme fatica.
Siamo molto preoccupati per i lavoratori dell’industria culturale: artisti, attori in primis. Una recente indagine “Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19”, che ha coinvolto 1889 lavoratori nell’industria culturale italiana, rivela che ben il 79% del campione ha già subito conseguenze sulla sua attività, mentre il 18,2% teme di subirle a breve. Insomma, serve un sostegno forte per il settore. E tutto questo accade mentre Netflix comunica di aver ottenuto 16 milioni di nuovi clienti. L’Europa è ancora una volta in ritardo nel settore digitale e della diffusione dei contenuti, eppure siamo i più creativi del mondo.

Intanto il Movimento ha cominciato già settimane fa una battaglia serrata contro i paradisi fiscali in Europa. Perché?
Perché sono una ingiustizia enorme. Le sembra giusto che i piccoli librai debbano pagare delle tasse altissime, mentre i grandi distributori utilizzando i paradisi fiscali europei eludono il fisco? L’Europa si guardi allo specchio e affronti in modo obiettivo le troppe ingiustizie che ha permesso finora. In un momento storico in cui rischiamo di perdere milioni di posti di lavoro i paradisi fiscali risultano incompatibili con la solidarietà che serve oggi all’Europa.

Sul Mes alcuni Paesi hanno fatto muro alle richieste italiane. Perché crede che su un tema così delicato e fruttuoso per diversi Paesi, questi stessi possano cedere?
Il Movimento 5 Stelle è nato come un movimento post-ideologico e questo ci ha contraddistinto nel lavoro al Parlamento europeo. A differenza di altri partiti che votano seguendo la loro bieca ideologia, noi studiamo i dossier e poi se il provvedimento porta dei benefici per i cittadini italiani lo sosteniamo, altrimenti lo rigettiamo.

E con il Fondo Salva-Stati?
Con il Mes seguiremo lo stesso approccio. Le istituzioni europee vogliono modificarlo? Bene, leggiamo i documenti e poi decidiamo. Ma attenzione, trucchetti e trappole con noi non passeranno.

Una domanda su Conte: come giudica l’operato del premier in questa fase?
Nessun giornale lo scriverà, ma il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato finora un mago della strategia negoziale. Ha prima messo sul tavolo gli Eurobond creando l’humus per una condivisione dei rischi e poi ha ottenuto un compromesso sul Recovery fund che di fatto sono dei bond comuni ma da utilizzare per la crisi. Se lo avessimo pronosticato qualche mese fa in Germania e Olanda ci avrebbero preso per matti. Adesso invece siamo vicini all’accordo.

Da questo punto di vista possiamo dire che abbiamo strappato un’importante vittoria?
Assolutamente sì. Questa è una vittoria diplomatica enorme e mette in sicurezza l’Italia per i prossimi anni che comunque non saranno facili vista l’ampiezza della crisi.

Che dice invece del commissario Gentiloni? Stesso parere?
Non è facile muoversi fra falchi e falchetti europei, ma per giudicare il suo operato serve ancora tempo. La partita europea è appena iniziata.