Contraffazione più che mai. Ma l’Italia aspetta l’Europa. Il commercio abusivo costa 5 miliardi l’anno. Con l’alibi delle leggi comunitarie non si fa nulla

di Stefano Iannaccone
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di Stefano Iannaccone

Informazione dei consumatori. Rafforzamento dei controlli per gli acquisti fatti su Internet. La revisione del codice penale. E un ruolo di coordinamento affidato alla Guardia di Finanza. Con poche mosse l’Italia può tentare lo scacco alla contraffazione dei prodotti. Senza per forza accanirsi contro il venditore ambulante all’angolo della strada. E attuando l’offensiva per il recupero dei 5 miliardi e 280 milioni di euro che vengono scippati alle casse statali dal commercio abusivo. Una tassa occulta, che danneggia anche l’occupazione, facendo perdere oltre 100mila posti di lavoro. “Ma il governo è stato assente sul tema. Dice di promuovere il Made in Italy, invece non lo tutela nemmeno”, accusa a La Notizia il deputato del Movimento 5 Stelle, Filippo Gallinella: “Anche in ambito europeo, dove bisognerebbe far sentire la voce italiana, l’esecutivo non si è mai espresso”.

LA PROPOSTA – Il deputato di Scelta Civica, Mario Catania, ha depositato una proposta di legge alla Camera. Che trova un consenso trasversale, partendo dal lavoro condiviso nella commissione di inchiesta sul problema del commercio abusivo e della pirateria. “Abbiamo un problema di fondo: la contraffazione è percepita dai consumatori come un peccato veniale”, afferma l’ex ministro delle Politiche agricole. Il parlamentare della Lega, Stefano Allasia, punta però il dito contro Palazzo Chigi, succube di Bruxelles: “Il governo ha disatteso tutte le proposte, rifugiandosi dietro presunte richieste europee. Ma non è così. Perché in Germania sono state predisposte misure efficaci di contrasto alla contraffazione”. E l’attacco trova un preciso bersaglio: “Dal ministro Guidi non è arrivato uno straccio di documento. Eppure siamo molto attivi sulla questione sin dall’inizio della legislatura”, incalza il leghista.

MISURE – L’inasprimento delle pene è uno dei deterrenti, insieme a un protocollo stipulato per garantire tutele nelle transazioni online. “Chi produce e commercia prodotti contraffatti attraverso un’attività organizzata è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 30.000 a 300.000 euro”, si legge nel testo. E c’è una particolare attenzione alla lotta all’Italian sounding, il fenomeno con cui vengono commercializzati prodotti che scimmiottano gli originali italiani, come il Parmesan al posto del Parmigiano. Chi mette sul prodotto “un’origine diversa rispetto a quella riferibile al prodotto è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 500.000 euro”. Ma oltre alle pene, come è possibile arginare il fenomeno? “Deve passare il messaggio che la contraffazione aiuta la criminalità”, spiega Catania. Sul piano investigativo, infine, la legge vuole affidare alla Guardia di Finanza una funzione principale nella gestione della banca dati, in cui devono confluire le informazioni acquisite nel corso delle indagini svolte.

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