Contro i crimini di guerra in Libia non resta che inviare i caschi blu. I migranti sono le ennesime vittime di questo conflitto

Non penso sia un caso che il raid aereo dellโ€™altra notte sul centro per migranti di Tajoura, nella periferia a est di Tripoli, sia stato un bombardamento indiscriminato. Lโ€™attacco che, secondo i dati piรน recenti, ha causato la morte di 60 migranti e il ferimento di 130 persone รจ stato โ€“ giustamente โ€“ condannato dallโ€™intera comunitร  internazionale, ma occorre fare di piรน. รˆ necessario indagare sulle responsabilitร  di chi lo ha commesso e prendere provvedimenti decisi affinchรฉ non si ripeta.

Questo tragico evento deve essere contestualizzato allโ€™interno di una guerra interna tra le forze governative di Tripoli, guidate da Fayez al-Sarraj e quelle del generale Khalifa Belqasim Haftar che da mesi si contendono il potere a spese della popolazione civile, costretta a subire i danni causati dai continui scontri armati delle due fazioni. Nelle ultime settimane Haftar ha subito perdite decisive, che potrebbero comportare un arretramento della sua avanzata verso la conquista di Tripoli. Questo, unito alla vicinanza del centro per migranti alla base militare di Dhaman, uno dei luoghi in cui le milizie di Misurata e quelle fedeli al governo del Presidente Fayez al-Serraj hanno concentrato le loro riserve di munizioni e di veicoli militari, fanno sorgere molti dubbi sullโ€™effettiva causalitร  dellโ€™evento.

Il Rappresentante speciale dellโ€™Onu per la Libia, Ghassan Salamรฉ, รจ stato chiaro in proposito, quando ha dichiarato che questo bombardamento costituisce chiaramente un crimine di guerra. Ciรฒ che talvolta si stenta ad ammettere รจ che i colpevoli non sono esclusivamente gli eserciti che effettivamente combattono sul campo, ma anche degli attori esterni da cui continuano a ricevere sostegno militare, economico e diplomatico. Anche su questi ultimi bisognerebbe prendere provvedimenti.

Altra questione fondamentale su cui porre lโ€™attenzione รจ quella dei migranti: le ennesime vittime di questa guerra. Il bombardamento inevitabilmente si inserisce anche allโ€™interno del dibattito politico europeo e, in particolare, italiano, diviso sulle modalitร  con cui conciliare il soccorso alle persone in difficoltร  con quello del contrasto al traffico di migranti e la tutela della sicurezza nazionale. Ma non solo. Ieri in aula a Montecitorio e a Palazzo Madama si votava la posizione dellโ€™Italia sulla proroga delle missioni internazionali e, di conseguenza, sulla posizione da tenere in merito al โ€œdossier Libiaโ€ e alla collaborazione inaugurata dallโ€™ex Ministro dellโ€™Interno, Marco Minniti, per fermare i flussi migratori in arrivo dal Paese.

Il Parlamento nel frattempo si รจ espresso per il rifinanziamento delle missioni ma questo non significa che lโ€™Italia possa continuare ad agire isolata in un quadro geopolitico caratterizzato da una disputa aperta ed in continua evoluzione. Ma che in Libia debba intervenire una missione speciale dei Caschi blu dellโ€™Onu, con la contestuale creazione di un tavolo negoziale tra le fazioni (e i loro sostenitori) in lotta, mi pare sempre piรน logico e sempre meno procrastinabile.
(L’autore รจ Direttore del Centro di Ricerca su Sicurezza e Terrorismo)