Controllati che fanno anche i controllori. Sulla tracciabilità delle sigarette una società svizzera sfida la lobby di Big Tobacco

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di Stefano Sansonetti

Il controllore che controlla se stesso. Sigarette prodotte da quelle stesse multinazionali che poi vogliono occuparsi di garantirne la tracciabilità anti-contrabbando con sistemi fatti in casa. Siamo di fronte all’ennesimo, gigantesco conflitto d’interessi alimentato dalla lobby del tabacco? Sul tenore della risposta, neanche a dirlo, in Italia sta scoppiando una battaglia senza esclusione di colpi. Capita così che comincino a far rumore le rivendicazioni di Sicpa, società svizzera che si occupa di soluzioni di sicurezza per l’identificazione e la tracciabilità di tutta una serie di prodotti, tra cui le “bionde”. Sicpa ha una gran voglia di fornire in Italia (e non solo) i nuovi sistemi di tracciabilità delle sigarette. Del resto incombe il recepimento della direttiva europea sul tabacco, di cui il tema della tracciabilità è una parte non indifferente. Ma perché la società svizzera, che nel mondo fornisce soluzioni di sicurezza anche alla Bce e all’americana Federal Reserve, è così arrembante?

LA PARTITA
Si dà il caso che nella fornitura di nuovi sistemi di tracciabilità sia già scesa in campo Philip Morris, la multinazionale americana che ha costituito un consorzio ad hoc con gli altri big del settore come Bat (British american tobacco), Imperial tobacco e Jti (Japan tobacco international). Questo consorzio, il Dcta, sulla base di una tecnologia sviluppata da Philip Morris ha approntato un sistema di tracciabilità che ha già avuto applicazioni pilota nella pubblica amministrazione italiana. Il sistema, ribattezzato Codentify, vede anche il coinvolgimento di Fata, società del gruppo Finmeccanica che risulta licenziataria per la commercializzazione del prodotto. Insomma, quella che si va delineando è una guerra tra sistemi di tracciabilità (che finora è stata garantita con l’applicazione delle fascette sui pacchetti). Ora, secondo Sicpa l’Italia commetterebbe un grave errore se decidesse di ricorrere al modello sviluppato da Philip Morris senza prima bandire una gara pubblica in cui i diversi sistemi potrebbero confrontarsi. Anche perché, incalza la società svizzera, si tratterebbe di un gigantesco conflitto di interessi: la lobby del tabacco si dota di un sistema fatto in casa per tracciare i suoi prodotti.

IL NODO
Ma il punto da sciogliere è: la gara pubblica è prevista in qualche norma? Al momento la risposta è negativa, perché la direttiva tabacco sul punto è evasiva. Sicpa sostiene che esiste il Protocollo di attuazione della Convenzione quadro dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per la lotta al tabagismo che esclude l’industria del tabacco dalla realizzazione del sistema di tracciabilità. Osservazione vera, ma il Protocollo in questione non è stato ratificato dall’Italia (lo è stato però in Francia, dove il sistema alternativo fornito dalla lobby del tabacco è giudicato impresentabile). C’è chi suggerisce di attendere altre indicazioni europee per capire se la gara pubblica va fatta. Di sicuro Philip Morris, che nei giorni scorsi è entrata in rotta di collisione con la stessa Imperial, ha un grande interesse a convincere i Monopoli di Stato della necessità di un regolamento che dia il via libera al suo Codentify, senza gara alcuna. Chissà che il gruppo americano non voglia mettere tutti di fronte al fatto compiuto.

Twitter: @SSansonetti

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