Il peggio deve ancora venire. Lo shock energetico è appena iniziato e, sul fronte del gas, avrà effetti fino al 2030. L’allarme viene lanciato dal Rapporto trimestrale sul mercato del gas dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea): il conflitto in Medio Oriente, da inizio marzo, ha causato una perdita di 120 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto che si farà sentire in tutto il periodo 2026-2030. L’analisi mostra come lo shock dell’offerta e i danni alle infrastrutture stiano anche portando un aumento della volatilità dei prezzi. E le conseguenze, al di là dell’impatto che si protrarrà per quattro anni, prolungheranno “la tensione sui mercati fino al 2026 e al 2027”.
Insomma, seppure la guerra finisse ora, con poche settimane di conflitto i danni si trascinerebbero per anni. Spiega l’Iea che le perdite legate al conflitto valgono “circa il 15% delle forniture globali previste tra il 2026 e il 2030”. Inoltre, l’interruzione dei trasporti di gnl ha già creato un clima di “incertezza senza precedenti” avendo già portato una riduzione di circa il 20% delle forniture globali di gas naturale liquefatto. Nonostante ci sia, comunque, una flebile speranza di riequilibrio grazie all’avvio dei nuovi impianti nel medio termine.
In questo momento la domanda di gas si è indebolita nei mercati più importanti “a seguito dei prezzi elevati, delle condizioni climatiche più favorevoli e delle misure adottate dai governi per ridurre i consumi di gas”. A marzo, in Europa la domanda si è ridotta del 4% soprattutto grazie al maggior ricorso alle fonti rinnovabili. I Paesi asiatici, invece, hanno adottato misure per “favorire la conversione ad altri combustibili” e per limitare l’uso del gas intervenendo sulla domanda.
Allarme gas, ma l’Italia punta sulle fonti fossili
Mentre l’Europa ha accelerato sulle rinnovabili, lo stesso non si può dire per l’Italia. Come evidenziato da un report di Legambiente, infatti, l’Italia è tra i Paesi Ue più dipendenti da fonti fossili. Nel 2025 il gas fossile ha rappresentato il 47,3% della produzione totale di energia elettrica nel nostro Paese, contro il 21,5% della Spagna o il 34,8% dell’Olanda. L’Italia importa il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma.
E la conseguenza è che le bollette sono tra le più care in Ue: tra gennaio e aprile 2026 la media è di 130,5 euro al megawattora, con il costo maggiore dell’energia elettrica all’ingrosso rispetto ai principali Paesi europei: in Germania siamo a 99,8, in Olanda a 100,1, in Francia a 70,4 e in Spagna a 42,5. In Italia la produzione da rinnovabili è cresciuta solo del 10% negli ultimi cinque anni, contro il 41,9% della Spagna.