L’Italia continua a chiedere aiuto all’Ue, ma la verità è che per affrontare la crisi energetica è la ricetta del nostro Paese che è sbagliata. Una ricetta che il governo Meloni continua a incentivare, puntando molto più sul fossile – basti pensare al piano d’emergenza con la riapertura delle centrali a carbone – che sulle fonti rinnovabili. A ribadire che il problema è politico è stato ieri il capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta: “I combustibili fossili continuano a dominare il mix energetico”, avverte Scarpetta spiegando che questa dipendenza “ha un impatto sulla competitività e il conseguimento della sicurezza energetica e degli obiettivi climatici”, oltre che sulla competitività delle imprese.
Insomma, l’Italia invece di lamentarsi e chiedere all’Ue di rivedere il Green deal, dovrebbe procedere con un “grosso cambiamento nel suo mix energetico”: la crisi in Medio Oriente ha mostrato “l’urgenza e la necessità di una diversificazione delle fonti di energia e soprattutto spostarsi verso le fonti rinnovabili”. L’analisi dell’Ocse, infatti, sottolinea che “l’elettrificazione e il passaggio dal gas naturale alle rinnovabili per generare elettricità, sfruttando al massimo le risorse naturali, saranno fondamentali per ridurre i costi energetici, le emissioni e la dipendenza dalle importazioni” di combustibili fossili.
La ricetta sbagliata contro la crisi energetica, per l’Ocse bisogna puntare sulle rinnovabili
Inoltre, spiega ancora l’organismo internazionale, l’inflazione è destinata a salire in Italia quest’anno e questo dimostra proprio la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili. Ragione per cui si dovrebbe investire di più sulle fonti rinnovabili, cosa che il governo continua a fare in maniera marginale. D’altronde la preoccupazione dell’esecutivo sembra essere un’altra, tanto che anche ieri il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si è continuato a concentrare solamente sugli stoccaggi di gas.
Quantomeno con una buona notizia questa volta, perché – come ha assicurato Snam – la capacità di stoccaggio già assegnata riguarda 17,5 miliardi di metri cubi, ovvero il 90% della capacità disponibile. Il che, spiega Pichetto, mette l’Italia “in una posizione di estrema sicurezza” in vista del prossimo anno.
L’altra emergenza: i salari reali ancora più bassi del 2019
C’è poi un altro fronte aperto dall’Ocse, anche in questo caso l’ennesima conferma che la narrazione del governo non è molto aderente alla realtà. Questa volta sul fronte del lavoro, perché a fine 2025 i salari reali (quindi al netto dell’inflazione) sono ancora al di sotto dei livelli del 2019. La perdita del potere d’acquisto colloca l’Italia in fondo alla crescita delle retribuzione tra i Paesi Ocse, con un problema maggiore per i giovani. Tanto che i salari reali sono rimasti in media al di sotto addirittura dei livelli del 1990. Un dato ben diverso da quelli sbandierati dal governo, secondo cui le retribuzioni crescono a ritmi elevati.