Una mossa attesa, frutto del “regalo” di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, fedeli alleati dell’Italia e dell’Ue che fanno pagare proprio all’Italia e all’Ue il prezzo della loro guerra in Iran. Il Consiglio direttivo della Bce ha, come da previsione, alzato i tassi d’interesse di 25 punti base come risposta all’inflazione causata dal conflitto in Medio Oriente. Una decisione già scontata dai mercati, con le Borse che hanno ugualmente chiuso in rialzo. Ora i tassi d’interesse sui depositi salgono al 2,25%, quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 2,65%.
È la stessa Bce a spiegare che l’aumento dei tassi è legato alla guerra che “sta generando pressioni inflazionistiche”, con una decisione dipendente dallo shock che “potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”. Come spiega la presidente della Bce, Christine Lagarde, il rialzo dei tassi è stato deciso all’unanimità e “non abbiamo discusso altre opzioni alternative”. Non si tratta, ci tiene a precisare, di “una decisione drastica” ma che invece “invia un segnale ed è necessaria data la situazione in cui ci troviamo”.
La Bce alza i tassi d’interesse: le stime su inflazione e crescita
La Bce stima un’inflazione complessiva media per il 2026, nello scenario base, al 3%, con una discesa prevista al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028. Rispetto a marzo, il dato viene corretto a rialzo, soprattutto a causa dei prezzi dell’energia, con rincari che possono riflettersi poi sui costi alimentari, sui beni e sui servizi. Lagarde sottolinea che il picco dell’inflazione è previsto a fine 2026 e che il dato dell’eurozona resterà “al di sopra del target per gran parte del 2027”, con un ritorno al 2% solo nell’autunno del 2027.
Passando alla crescita, nello scenario di base, si prevede un limitato +0,8% per il 2026 con una risalita al +1,2% nel 2027 e poi al +1,5% nel 2028. Non un contesto di crescita “assente”, sottolinea Lagarde, nonostante si registri una revisione al ribasso per l’impatto della guerra “sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia”. Ma non è escluso che possa andare persino peggio, considerando le prospettive “incerte” e il rischio di una revisione al rialzo dell’inflazione e al ribasso della crescita.
L’impatto sui mutui: stangata da 300 euro l’anno
Il rialzo dei tassi, secondo le stime del Codacons, può far crescere la rata di un mutuo tra i 125mila e i 150mila euro (per 25 anni) tra i 15 e i 25 euro al mese, per un costo annuale maggiore di 180-300 euro. Effetti negativi inevitabili, nel tentativo di contenere l’inflazione. Ma una decisione comunque criticata dal vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, secondo cui “anche nei momenti di difficoltà” si dovrebbe “rendere più agevole l’accesso al credito”. Insomma, se l’inflazione cresce, per Tajani “è meglio lasciare i tassi invariati”.