Crisi energetica, il conto per l’Ue si allarga a 47 miliardi: in Italia le bollette più care

La crisi energetica presenta un conto sempre più salato in Ue: extra-spesa da 47 miliardi in 100 giorni. E l'Italia paga le bollette più care.

Crisi energetica, il conto per l’Ue si allarga a 47 miliardi: in Italia le bollette più care

Il conto della guerra in Iran lo paga anche l’Ue. A testimoniarlo è l’ultimo dato fornito dal commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen: la spesa degli Stati membri per le importazioni di combustibili fossili è infatti aumentato di 47 miliardi negli ultimi 100 giorni a causa della crisi energetica. E non per un “effettivo aumento di energia”, ma solamente per una questione di maggiori costi legati alla guerra in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Jorgensen ha quindi sottolineato che “diversificare le forniture non è abbastanza per proteggerci dall’instabilità geopolitica”. D’altronde anche per il commissario Ue è innegabile che “il conflitto in Medio Oriente sta avendo un impatto tangibile e terribile sui nostri mercati energetici e più in generale sulla nostra energia”.

Crisi energetica, in Italia gli aumenti più alti per le bollette dell’elettricità

E chi paga il prezzo più alto della crisi energetica è, tanto per cambiare, l’Italia. Secondo l’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), le famiglie italiane sono infatti tra quelle più esposte in Europa agli aumenti delle bollette elettriche. Come noi soltanto l’Irlanda e il Regno Unito, ovvero i Paesi in cui il gas naturale ha ancora un ruolo centrale nel mix energetico e per questo influenza maggiormente la formazione dei prezzi dell’elettricità.

La dipendenza dal gas, infatti, ha come conseguenza il fatto che le variazioni delle quotazioni si riflettono quasi immediatamente sul costo dell’energia. Se si considera un aumento del 60% dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sulle bollette annuali, in Italia il calcolo è di un aggravio che varia tra i 113 e i 128 euro al megawattora, contro i 93-108 euro del Regno Unito e i 100-115 dell’Irlanda. Nessuno, quindi, fa peggio di noi.