Il conto delle guerre di Donald Trump e Benjamin Netanyahu in Medio Oriente lo pagano gli italiani. Ed è un conto decisamente salato: secondo le stime di Facile.it in soli tre mesi le famiglie del nostro Paese hanno già bruciato 2,6 miliardi a causa di costi extra derivanti dagli aumenti del prezzo del petrolio e delle materie prime. E a pagare non sono solo le famiglie, ma tutto il sistema economico, come testimoniano il Fondo monetario internazionale e uno studio di Oxford Economics che rivedono al ribasso le stime di crescita per il 2026, lanciando l’allarme sul debito pubblico.
Bollette e carburanti, gli italiani pagano il conto della guerra di Trump
Andiamo con ordine. Le stime di Facile.it dicono che per luce e gas le famiglie spenderanno, tra marzo e maggio, circa 50 euro in più a causa dell’aumento delle tariffe. Per il gas la spesa sarà di oltre 300 euro per una famiglia tipo, con un aumento del 15% e di 40 euro rispetto al pre-guerra. Per la luce, la famiglia tipo spenderà 160 euro, con una crescita del 5%. E le cose non andranno meglio nei prossimi 12 mesi, con una spesa di 2.120 tra luce e gas che corrisponde a rincari dell’8%, pari a 172 euro aggiuntivi.
A questo vanno sommati i rincari sui carburanti: i prezzi più alti di benzina e diesel potrebbero pesare per oltre 1,5 miliardi. L’incremento è del 18% in un anno, pari a 202 euro in più rispetto a febbraio per la benzina. Per il diesel la crescita è del 20%, pari a 191 euro in più. E a queste cifre vanno aggiunti gli extra-costi per il settore degli autotrasporti e per i tassi dei mutui variabili, già in salita.
La crescita a picco
Non basta neanche, quindi, il taglio delle accise introdotto (e poi ridotto) dal governo. Misura criticata dal Fmi nel suo Article IV, un’analisi sull’Italia nella quale si sottolinea che il Paese dovrebbe introdurre misure “neutrali rispetto al bilancio, temporanee, ben mirate e non smorzare l’incentivo a ridurre i consumi energetici” di fronte alla crisi. Non la riduzione generalizzata delle accise, che andrebbe “sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili”. Il Fmi si sofferma anche sulla crescita “a ritmo moderato” dell’Italia, dovuta a fattori esterni ma anche a sfide strutturali. Insomma, la colpa è anche dell’Italia.
Lo scorso anno il Pil reale è aumentato dello 0,5% e la previsione è che cresca allo stesso modo anche quest’anno e il prossimo. Intanto il debito pubblico “rimane troppo elevato” e anche la discesa del deficit al 3,1% non basta perché “il debito pubblico è aumentato a circa il 137% del Pil”. E non va meglio nelle previsioni realizzate da Oxford Economics in collaborazione con Ey: la crescita viene stimata solamente allo 0,4% quest’anno, con un leggero miglioramento (+0,6%) nel 2027, nonostante la contrazione degli investimenti con la fine del Pnrr.