La crescita non riparte, il debito resta elevato e persino le misure come il taglio delle accise per fronteggiare lo shock energetico vengono criticate. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) fa a pezzi l’economia italiana, sottolineando la situazione critica del Paese e mettendo nel mirino anche alcune scelte del governo.
Il primo elemento riguarda la crescita, che prosegue “a ritmo moderato, appesantita da fattori esterni contrari e sfide strutturali”. La colpa, quindi, non è solamente delle tensioni globali ma anche di problemi strutturali italiani che non vengono affrontati.
La crescita non riparte e il debito resta elevato: l’allarme del Fmi
Partiamo dai dati sulla crescita. Il Pil reale, sottolinea il Fondo, è aumentato solamente dello 0,5% lo scorso anno e di certo la situazione non migliorerà con l’impatto della guerra e lo shock energetico. Sia per quest’anno che per il prossimo si attende una crescita limitata allo 0,5%, stando a quanto riportato nell’analisi Article IV del Fondo Monetario Internazionale.
Nonostante il “consolidamento fiscale” messo in campo negli ultimi anni, “il debito pubblico rimane troppo elevato”, sottolinea il Fmi. E anche la discesa del deficit al 3,1% del Pil lo scorso anno non basta, perché “nonostante questi risultati, il debito pubblico è aumentato a circa il 137% del Pil alla fine del 2025 e la dinamica del debito resta vulnerabile a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia”.
Oltre alle contingenze attuali, ci sono poi le questioni strutturali da valutare. A partire dal rapido invecchiamento della popolazione e della persistente debolezza della crescita della produttività, elementi che continueranno a limitare la crescita potenziale attorno allo 0,6% secondo questa analisi, anche a causa di una partecipazione alla forza lavoro inferiore rispetto a Paesi simili, soprattutto per donne e giovani.
A questo vanno sommate, appunto, le incertezze globali che portano a ritenere “al ribasso” i rischi per la crescita. L’aumento dei prezzi dell’energia ha indebolito la fiducia dei consumatori e aumentato la probabilità di una crescita del Pil al di sotto delle precedenti previsioni. Inoltre un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe comportare un nuovo rialzo dei prezzi, inasprendo le condizioni finanziarie e indebolendo ancor di più la fiducia e di conseguenza l’attività economica.
La bocciatura del taglio delle accise
C’è poi un altro avvertimento lanciato dal Fmi e riguarda la riduzione generalizzata delle accise su benzina e diesel, introdotta per ridurre l’impatto dello shock petrolifero. Ma secondo il Fondo questa misura “dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili”. A giudizio dell’organismo internazionale, infatti, “le misure per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero essere neutrali rispetto al bilancio, temporanee, ben mirate e non smorzare l’incentivo a ridurre i consumi energetici”.
Ci sono poi altre richieste del Fmi, come quella di eliminare la flat tax sui redditi da lavoro autonomo e aggiornare i valori immobiliari nel catasto. Al contrario, viene promossa la decisione del governo di cancellare gli anticipi pensionistici, una decisione del governo che contraddice però anni e anni di campagna elettorale.