Se il taglio dell’Irpef per i redditi fino a 50mila euro doveva, secondo il governo, essere una svolta per rilanciare i consumi aumentando gli stipendi, c’è un dato che spiega perché la strada da seguire sia tutt’altra in tema di salari. La maggioranza rivendica di aver aiutato il ceto medio, ma la verità è che il ceto medio quasi non esiste più. E lo dimostra la ricerca dell’Osservatorio di Nhrg riguardante i salari nel nostro Paese.
Quel che emerge, su un’elaborazione effettuata sulla base di JP Salary Outlook 2026, JobPricing 2024-2025, rapporti Ocse/Istat, è che il 76% degli italiani guadagna meno di 30mila euro lordi l’anno. Quindi la grandissima maggioranza dei lavoratori italiani guadagna molto meno di quel che dovrebbe essere il ceto medio, che di fatto si sta estinguendo. L’Italia, inoltre, è soltanto al 22esimo posto su 38 tra i Paesi Ocse per salari medi, posizionandosi ultima tra i grandi Stati europei per crescita degli stipendi reali negli ultimi 30 anni. Come sottolinea la ricerca, il tema degli stipendi è sempre più attuale in Italia. Ma resta senza risposte.
La scomparsa del ceto medio: gli italiani guadagnano meno di 30mila euro
“Il tema degli stipendi in Italia – sottolinea la ricerca – è sempre più attuale nel nostro Paese e sempre di più le aziende vivono la difficoltà di garantire ai lavoratori una remunerazione rispondente alle loro aspettative, in relazione ai costi e alla competitività di mercato”.
La ricerca ha coinvolto i lavoratori e i follower della pagina LinkedIn di Nhrg, sottoponendo alcune domande agli stessi addetti per capire qual è la loro percezione del mondo del lavoro. Sul totale dei lavoratori che hanno risposto, poco più del 67% ha tra i 26 e i 50 anni e tra questi ben il 38,5% ha una ral inferiore ai 18mila euro, mentre il 40,8% è tra i 18mila e i 28mila euro. Sul totale degli intervistati, solo il 29,9% ha ricevuto un aumento di ral o di livelli negli ultimi due anni. Ancora, il 41,2% dei rispondenti sostiene che il suo stipendio non sarebbe adeguato né alle posizioni ricoperte né alla propria esperienza e nemmeno, in generale, al mercato del lavoro attuale.