Continua senza sosta la corsa al rialzo dei carburanti. Ma il governo rimane totalmente inerme. Nel ddl Concorrenza in Consiglio dei ministri porta la riforma della rete dei distributori ma contro il caro-carburanti nulla di nulla. Il prezzo medio del gasolio sfonda la soglia psicologica dei 2,2 euro al litro in autostrada, attestandosi ieri a 2,213 euro/litro, mentre sulla rete ordinaria il diesel vola a 2,141 euro al litro.
Schizzano i prezzi dei carburanti e il governo rimane inerme
Una escalation senza sosta che aggrava di giorno in giorno la stangata estiva sugli italiani, col pieno di gasolio che costa 13 euro in più rispetto a inizio luglio, come calcola il Codacons, sulla base dei dati Mimit. La benzina viaggia a 1,957 euro al litro e sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,048 euro al litro. La crisi di Hormuz presenta il conto alle vacanze degli italiani: il rincaro dei carburanti seguito al riacutizzarsi del conflitto potrebbe determinare, nei soli mesi di luglio e agosto, una maggiore spesa per famiglie di circa 700 milioni di euro. Una stangata alla pompa che rischia di sottrarre risorse ai consumi turistici nel momento più importante della stagione. Lo afferma l’Ufficio Economico Confesercenti.
La stangata
L’associazione prende in esame il periodo dal 4 luglio – giorno in cui è ripartito il “prezzo di mercato” dopo la scadenza del precedente decreto “taglia accise” – al 22 luglio.
“Il prezzo della benzina – sottolinea – è aumentato di 13,5 centesimi (7,5%) al litro, mentre quello del gasolio è cresciuto di circa 23 centesimi (12,5%). Per un rifornimento da 50 litri significa spendere rispettivamente 7 e 11 euro in più”.
L’esecutivo pensa adesso alle cosiddette accise mobili, inventate dal governo Prodi nel 2008 e riformate da Meloni nel 2023. Si tratta sempre di un taglio delle accise, ma finanziato con l’aumento dell’Iva sul greggio rincarato. Per ora nessuno nel governo si sbilancia su quando si dovrà intervenire. Il problema delle accise mobili è che, a differenza del taglio secco, non sono un provvedimento immediato, che si vede subito alla pompa. Prima deve salire il prezzo del greggio, poi si deve incassare l’Iva in più, poi si possono ridurre le tasse sui carburanti. Questo limita l’efficacia del provvedimento, e lascia esposti per più tempo i cittadini ai rincari.
Propaganda
Per i carburanti “se la quotazione internazionale rimane quella di oggi, parliamo di un aumento di circa 5-8 centesimi nei prossimi giorni”, ha stimato Gianni Murano, presidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità). Ma in questa situazione di incertezza e allarme, il governo fa propaganda con la riforma della rete dei distributori di carburante. Con zero effetto sui rincari.