La crociata kamikaze del Pd a Roma. Ammesso che Gualtieri raggiunga il ballottaggio, come pensa di vincere senza i voti del M5S?

Gualtieri Pd Roma
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Ieri la ormai ex consigliera M5S del Lazio, Francesca De Vito, ha deciso di lasciare il Movimento. Non entriamo nel merito della sua decisione, peraltro dettagliatamente argomentata in  lungo post su Facebook. Ma tra le motivazioni da lei addotte per spiegare agli elettori la sua scelta, ce n’è una che merita obiettivamente attenzione.

L’accusa rivolta ai suoi ex compagni di viaggio alla Pisana, di non aver avuto “la forza di resistere alle lusinghe di Zingaretti”, nella cui Giunta i 5 Stelle sono entrati a far parte, “malgrado lo stesso Governatore continui quotidianamente ad aggredire verbalmente la Sindaca di Roma Capitale, Virginia Raggi”. Zingaretti e non solo.

Sempre ieri, l’ex ministro ed aspirante sindaco Roberto Gualtieri, non ha perso occasione per dare altri argomenti all’accusa: “La nostra critica alla amministrazione Raggi è severissima per cui abbiamo detto ‘nessun apparentamento al ballottaggio’, siamo radicalmente alternativi a questa amministrazione ma facciamo una campagna ‘per’. Altri candidati si appassionano in polemiche”.

Il tutto mentre lo staff del leader M5S, Giuseppe Conte, ha dovuto smentire l’ennesima bufala su un fantomatico accordo con il Pd per far vincere proprio Gualtieri a Roma così da potersi candidare al suo posto nel collegio della Camera che, qualora eletto, l’ex ministro libererebbe. Ma a un certo punto bisogna fare i conti con la realtà: ammesso che Gualtieri raggiunga il ballottaggio, come pensa di vincere senza i voti dei 5 Stelle? Magari a colpi di chiacchiere. Se le chiacchiere non stessero a zero.