Dall’Assemblea si delineano i nuovi equilibri M5S. Fico riferimento della maggioranza interna, Di Battista della minoranza

di Giuseppe Vatinno
Politica
ROBERTO FICO

Si sono conclusi gli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle. La due giorni si è svolta on line nello scorso fine settimana ed ha visto l’affermarsi della linea centrista e filo-governativa di Luigi Di Maio e Vito Crimi. Si è trattato di un vero e proprio congresso con obiettivi duplici: l’organizzazione interna e la politica esterna.

GIU’ IL SIPARIO. Il documento finale di sintesi uscirà fra qualche giorno ma seguendo lo streaming in diretta si sanno già i punti chiave. Ci sarà la proposta del famoso “organo collegiale”, probabilmente costituito da sette membri con un primus inter pares, Luigi Di Maio, che guiderà di nuovo il Movimento, ci sarà il vincolo dei due mandati, ma pare non a livello locale, e alleanze solo di programma con gli altri partiti. Il documento sarà appunto la sintesi di tutte le posizioni emerse nel dibattito e dovrà essere votato su Rousseau, ancora non note le modalità.

Diciamo subito che la temuta scissione dell’ala movimentista legata ad Alessandro Di Battista non si è concretizzata. L’intervento dell’ex deputato è stato chiaro: cavalcare tutti gli originali temi del Movimento, contro banche, partiti, corruzione più alcuni punti nuovi come il votare direttamente per le nomine ministeriali ed uscita di Benetton da Autostrade. Tuttavia non ha rotto affermando anche di voler essere “in prima linea per i Cinque Stelle: vedremo come e in che ruolo”. Questo significa che ritorna negli organi dirigenziali in posizione di minoranza.

Di Battista è stato spesso accostato a Davide Casaleggio in un virtuale asse di protesta dentro il Movimento. Ed è proprio Casaleggio che ha rappresentato un caso: invitato, non è venuto ed è stato molto critico, come del resto anche Di Battista, quando ha accusato chi è prone ai poteri forti che una volta attaccava. Roberto Fico, presidente della Camera, ha definito strutturale l’alleanza con il Pd, all’opposto di Di Battista. Di Maio, come detto, ha mediato tra le due posizioni criticando tuttavia anche lui i Benetton ed invocando un maggiore ruolo proattivo del Movimento a livello governativo.

Giuseppe Conte ha lodato il valore del mantenimento dei propri ideali, ma ha dichiarato che a volte per crescere occorre anche cambiarli o meglio adeguarli al nuovo contesto. Anche il ministro Alfonso Bonafede ha dato il suo contributo in termini di impegno costante per riformare continuare l’azione di governo. Sono poi seguiti gli interventi degli altri 30 oratori selezionati online. Ma, in definitiva, cosa è emerso di significativo?

Come detto il punto più importante è la creazione di questo organo collegiale che poi fattivamente potrà essere qualcosa di simile ad un ufficio politico eletto da una direzione, sul modello dei partiti socialisti sovietici, il che delinea una struttura gerarchizzata che implica, appunto, un vertice ancora da formalizzare ma già delineato nella figura di Di Maio.

I Cinque Stelle dunque torneranno alla guida precedente, ma con in più, per i leader, un cuscinetto politico che lo proteggerà dalle critiche ad personam e la formalizzazione di una opposizione interna guidata da Di Battista. Fico invece guiderà la maggioranza interna mentre Di Maio si prenderà il compito, come detto, di mediare e rappresentare tutte le diverse componenti, compresa la sua centrista.