Da Boncompagni a Malick

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di Elisabetta Villaggio

Da Non è la Rai al grande schermo adesso in un film di Malick. Un’escursione artistica del genere basta e avanza a concentrare un’intera carriera, la cui parabola, in questo caso, è evidentemente in ascesa. Romina Mondello si racconta in occasione dell’arrivo nelle sale di To the Wonder, ancora carica di entusiasmo per aver lavorato con un maestro di tale levatura. Nel film è Anna, la migliore amica della protagonista. Un’europea, che vive in un piccolo paese dell’Oklahoma. Interpreta uno di quei personaggi che vengono definiti “di rottura”:  è Anna, infatti,  che porterà la sua amica a prendere a compiere la scelta intorno alla quale si snoda la trama del film.

Come è stato lavorare in un set internazionale con Malick?
Innanzitutto direi che fare un film con Malick non significa aver fatto un film hollywoodiano. Si tratta di un’espereinza a sé, totalmente diversa da quella che si puà fare con qualsiasi altro regista. Malick ha un’unicità che è evidente in tutte le sue opere. E anche dal punto di vista personale è stata una totale sorpresa: si dice che sia un orso, che si nasconda. In realtà quello è il suo modo di preservarsi per rimanere intatto e puro. È riservato per proteggersi dall’esterno. Del resto ci vuole anche molto coraggio per fare i film che fa, riuscendo a esprimere e portare se stesso in maniera così autentica sullo schermo.

Hai notato differenze con il modo di lavorare dei registi italiani?
Ho avuto la fortuna di lavorare con attori internazionali, ed effettiivamente devo ammettere che sono molto concentrati su quello che fanno: c’è un forte rigore nel quale io mi ritrovo.

Quando hai deciso di fare l’attrice?
Avevo 17 anni quando ho iniziato, a 18 ho fatto Non è la Rai ma quando è nato mio figlio ho capito quanto fosse forte il desiderio di fare questo mestiere e ho pensato al sacrificio che avrei dovuto affrontare per conciliare le due cose. In realtà da piccola non mai pensato a voler fare l’attrice. Sentivo però di essere dotata di una sensibilità particolare. C’è una frase che mi ha sussurrato Malick nell’orecchio mentre giravamo: tu sei l’esperimento di te stessa. In realtà, però, volevo fare il medico.

Hai un marito, un figlio, una carriera ben avviata. Ti senti  realizzata?
Mi sento una donna serena e questo significa tanto. Lavoro con molta passione ma anche con tanto sacrificio, cercando di rimanere coerente e di fare le scelte giuste anche in un momento dove è tutto più difficile. Non ho bisogno di troppi soldi per vivere e posso anche concedermi il lusso di fare teatro.

Progetti futuri?
Ho ricevuto molte proposte e le sto  valutando, tutte dall’estero. C’è anche l’idea di fare un film di Leone Pompucci  a cui tengo molto e poi c’è l’impegno al teatro teatro con Alice di Matteo Tracco, in uno spettacolo al quale sono legata con il cuore.

C’è un ruolo che ti piacerebbe interpretare?
Io amo i film storici, Giovanna d’Arco per esempio. Ma ora direi Medea, anche perché il provino che ho fatto la prima volta con Malick era su un testo di Medea rivisitato da lui.

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